27 gennaio 2021

Per la Giornata della Memoria, quando ero in servizio ero solita proporre ai miei studenti la poesia La capra, di Umberto Saba (Trieste, 1883 – Gorizia, 1957), pseudonimo di Umberto Poli, di origine ebraica. La poesia è del 1910, ma nei decenni successivi, con l’orrore dei campi di sterminio e delle camere a gas, assunse un significato di dolore cosmico che accomuna uomini e animali. Con un linguaggio disadorno, in tre strofe il poeta racconta l’incontro con una capra solitaria, che si lamenta perché è legata; le fa il verso, ma poi comprende che soffre e riconosce nella sofferenza dell’animale “dal viso semita” (da Sem, uno dei tre figli di Noè, capostipite dei Semiti; per certi aspetti il muso delle capre richiama i lineamenti della razza ebraica) il lamento che proviene da ogni creatura. La lirica si basa sulla comunanza tra uomini e animali. Appartiene alla raccolta Casa e campagna (1909-1910), confluita poi nel Canzoniere e fu tradotta in quasi tutte le lingue d’Europa. Talmente intensa ed espressiva, da lasciare nel lettore un senso di religioso sgomento. Riporto il testo della poesia La capra Ho parlato a una capra./Era sola sul prato, era legata./Sazia d’erba, bagnata/dalla pioggia, belava./Quell’uguale belato era fraterno/al mio dolore. Ed io risposi, prima/per celia, poi perché il dolore è eterno,/ha una voce e non varia./Questa voce sentiva/gemere in una capra solitaria./In una capra dal viso semita/sentiva querelarsi ogni altro male,/ogni altra vita.//

6 pensieri riguardo “27 gennaio 2021”

  1. Grazie Ada, per avermi fatto conoscere questa poesia nella giornata della memoria ,non la conoscevo e in queste poche righe c’è il riassunto di una vita sofferta…..!!!! Per non dimenticare il nostro truce passato.

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    1. Sembrerà fuori luogo ma vorrei fare delle considerazioni sulla Germania attuale.
      In meno di 30 anni la Germania ha perso due guerre mondiali, malgrado ciò in pochi decenni è tornata ad essere la maggior potenza europea, grazie anche alla ricongiunzione con la Germania dellEst e viene spontaneo da chiedersi se oggi sia più pericolosa la supremazia militare o l’egemonia economica. L’interrogativo ci da una chiave di lettura per interpretare le motivazioni che hanno spinto l’Inghilterra ad optare per la “Brexit”; parafrasando Giulio Cesare diremmo: “meglio i primi a Londra che i secondi a Bruxelles o Strasburgo.”
      Consideriamo poi l’atteggiamento odierno della maggioranza dei tedeschi; secondo un rapporto del 2015 della Fondazione Bertelsman, il 58% degli intervistati vorrebbe relegare nel passato il tema dell’Olocausto e ben il37% equipara le politiche israeliane odierne verso la Palestina a quelle naziste subite in Germania dagli ebrei.
      Negli ultimi decenni poi, sono stati intervistati numerosi ex gerarchi nazisti che per i loro crimini hanno scontato pochi anni di carcere o addirittura nemmeno un giorno. Alla domanda se fossero pentiti di quanto fatto hanno tutti risposto: “Ho fatto solo il mio dovere, ho eseguito ordini superiori”, una frase che è una specie di parola d’ordine.
      Onestamente tutto ciò mi inquieta, anzi mi spaventa perché in parte spiega come una intera nazione abbia assecondato il delirante e folle progetto di Hitler di “pulizia etnica degli ebrei.” Forse l’idea della tanto declamata “razza ariana” è ancora viva e continua a perpetrarsi in un popolo che pur avendo pubblicamente ammesso, si presume per mera convenienza, i propri crimini è ancora sostenuta da numerose frange politiche che agiscono ai margini della legalità nelle quali serpeggiano le “teorie negazioniste” di molti movimenti neonazisti.

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      1. Inquietudine e timore giustificati.
        Ammiro la Merkel come politico e come donna, non so quanto rappresenti il sentire tedesco. Temo che il sogno di Mazzini di un’Europa unita sia arduo da realizzare… anche se la pandemia ci ha catapultati tutti nella stessa bolgia… dove nessuno si salva da solo! Grazie per il doppio utile contributo!

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  2. 27 gennaio, Giorno della Memoria.
    HOMO HOMINI LUPUS. (L’uomo è lupo per l’uomo)

    Il 27 gennaio è una ricorrenza internazionale chiamata “Giorno della Memoria” per commemorare la fine dell’Olocausto (in ebraico shoah, catastrofe) perpetuatosi nei campi di sterminio della Germania nazista.
    La data del 27 gennaio è stata scelta perché in quel giorno del 1945 l’Armata Rossa liberò il campo di concentramento di Auschwits e quasi contemporaneamente erano stati liberati anche i campi di Dakau, Treblinka e Buchenau.
    Le testimonianze dei sopravvissuti e le prove materiali rinvenute, come resti di camere a gas e forni crematori, rivelarono per la prima volta l’orrore del genocidio perpetuato soprattutto a danno degli Ebrei ma anche di zingari, omosessuali e disabili. Le vittime totali dei vari campi sparsi tra Polonia ,Germania e Austria furono circa 6.000.ooo, militari, civili, uomini, donne, vecchi e bambini, i sopravvissuti qualche decina di migliaia.
    E’ qui doveroso aprire una dolorosa pagina della nostra storia nazionale riguardante le responsabilità delle persecuzioni degli ebrei italiani avvenute in seguito all’applicazione delle “Leggi razziali” emanate nel 1939 dal Regime Fascista, ma è doveroso ricordare anche allo stesso tempo quanti si prodigarono con spirito di abnegazione e a rischio della propria vita nel proteggere e mettere in salvo molti ebrei perseguitati. Gli Israeliani ricordano oggi con riconoscenza queste persone, attribuendo loro il titolo di “Giusti tra le Nazioni”, uno per tutti Giorgio Perlasca; a lui e a quanti come lui va il nostro ricordo e la nostra riconoscenza.

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    1. Ai “Giusti tra le Nazioni” noti e ancora ignoti – che suppongo tanti – tutta la riconoscenza dei sopravvissuti e di chi non ha vissuto l’immane tragedia delle persecuzioni razziali e ne deve custodire il ricordo, perché non succeda mai più!

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