Inossidabile Befana

Ho sempre preferito la Befana a Babbo Natale: rispetto a lui, in sovrappeso che viaggia con le renne, lei ossuta a cavallo della scopa, piuttosto sgradevole fisicamente, ma credibile, come tante donne che non hanno tempo di imbellettarsi, ma sono dotate di carattere. Anche saggia e giusta nel distribuire carbone ai bimbi cattivi e dolcetti a quelli buoni, senza donare a casaccio, perché i premi vanno meritati. Da un giro di confidenze con i miei coetanei, in età non più evergreen, da bambini noi non aspettavamo i doni né da Babbo Natale né da Gesù Bambino, ma dalla rassicurante Befana, una sorta di zia “madéga” (= nubile). E non mi si venga a raccontare che era la moglie di Babbo Natale, come ho sentito dire da qualche inventore di bufale. Nella mia infanzia, non ricordo molte calze appese alla cappa del camino… piuttosto i pacchi dono che la Ferrero, di cui mio padre era rappresentante, donava ai figli dei dipendenti: belli grossi, pieni di dolciumi e anche di libri. Deve essere partita da lì la mia curiosità per la carta stampata e per le storie, dolcezze per il cuore e per la mente. Anzi, già che ci sono rivolgo un appello alla inossidabile Signora: se dovremo convivere ancora a lungo con il distanziamento sociale, distribuisci anche a noi adulti tanti libri, possibilmente cartacei, senza scordare gli autori antichi che ci trasmettano il senso della misura e le virtù da esercitare nella pandemia… Adriano, Sant’Agostino, Seneca… e qualche raccolta di Poesie farebbero al caso mio. Grazie per l’attenzione e buon lavoro, inossidabile Signora! (Se non sono stata abbastanza buona, farò una capatina in biblioteca)

11 pensieri riguardo “Inossidabile Befana”

  1. Simpatico il post Ada,è vero anche io aspettavo la calza della befana la mattina del 6 gennaio.Non vedevo l’ ora di aprire la mia calzetta per i suoi dolciumi.Che bei ricordi che ho di quegli anni …….quando scoprii che era la nonna a preparare le calze e non la vecchina che scendeva dal camino…….Svanì così il mio sogno ,ma fui grata alla nonna che con tanta premura preparava le calze alle sue nipotine.

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    1. Il “Pan e vin” dell’Epifania.
      La simbologia più popolare dell’Epifania è rappresentata dai falò che vengono accesi nella notte del sei gennaio e che a seconda dei paesi prendono nomi diversi; nel trevigiano sono i cosiddetti “pan e vin” e rappresentano l’aspetto ancor vivo di antichi riti agrari.
      Il “pan e vin” era formato da un lungo palo di sostegno piantato di consueto al centro di un campo non ancora arato e su di esso venivano accatastati fasci di sterpaglie, canne di granoturco e legname di recupero. Sulla sommità era collocato un pupazzo: la”vecia” che rappresentava l’inverno da scacciare con l’esorcismo del fuoco che per tradizione veniva acceso da una bambina. Attorno al falò si svolgeva il “gioco del fuoco” durante il quale bambini e ragazzi correvano attorno al riverbero delle fiamme con grande schiamazzo percuotendo vasi di latta e trascinando per terra catene da stalla mentre il fuoco divampava e le fiamme arrivavano a lambire e incendiare la “vecia” che ben presto cadeva incenerita. A questo punto i ragazzi, fin prima frenetici, si ricomponevano per accogliere una nuova figura: la “vecieta”, la nostra Befana, nata miracolosamente dalle ceneri della “strega” bruciata e che nelle vesti di una simpatica vecchietta portava in dono delle mele simbolo di prosperità e arance augurio di salute.
      Da ciò è nata la tradizione della Befana che scende dal camino per portare regali e dolciumi ai bambini. Nel frattempo gli anziani celebravano la “magia del fogo” con la quale traevano auspici sul nuovo anno in base alla direzione che prendevano le faville portate dal vento: “se el fun va a matina sac pien de farina, se el va a sera poc se spera.”
      Alla fine una donna per famiglia prendeva un pugno di cenere da portare a casa e spargerla sul focolare quale buon auspicio per il nuovo anno e gli uomini provvedevano a disperdere nei campi circostanti le ceneri e i carboni rimasti del falò ripetendo l’antico rito della fecondazione della terra.
      Seppur confusamente, mi ricordo di tutto ciò da quando, ancor bambino, sessant’anni fa ,assistevo a questa festa nelle campagne asolane accompagnato dal nonno materno Nicola.

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  2. Bravo Piero, hai fatto una bella lezione!
    Non sapevo fosse una bambina ad accendere il fuoco… mi sembra bene augurante! Quanto alla vecchia che ricorda la Befana, ho letto che secondo certe leggende celtiche era addirittura una fata… diventata infine una strega buona: un ossimoro che condensa il dualismo insito in bene e male. Adesso che ci penso, quando mio figlio era piccolo diceva che ero una “strega buona”, tanto per darti l’idea della considerazione realistica riservata a noi “donne befane”. Allora mi faceva sorridere, adesso quasi quasi mi lusinga! Grazie per il contributo magistrale e complimenti a Spartaco che ti ha riavviato il computer!

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    1. C’è una spiegazione storica al fatto che fosse incaricata una bambina ad accendere il falò, perché sicuramente vergine, come le antiche vestali, sacerdotesse del Tempio e custodi del fuoco sacro della città e del popolo.
      Ancor oggi le fornaci di laterizi, del vetro o quant’altro, per tradizione, vengono accese per la prima volta per mano di una bambina.

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  3. Ci potevo arrivare, pensandoci bene. Ma ho rimosso tutto ciò… che riguarda la verginità! Grazie Piero, di recuperare ciò che la fretta e la distrazione pongono in un angolo. Buona serata, ciao!

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  4. Wow! Interessantissima la storia dei perché e dei per come sul falò della vecia! Fino a un paio di anni fa (poi il comune ha vietato tutto…) lo si faceva anche qua su un campo davanti alla casa di mia zia: veniva mezzo paese pressapoco! Solo, non con tutte queste attenzioni! E le nostre befane solo le piú belle e care: le nostre nonne… Sono degli scrigni di saggezza e di racconti di un tempo ormai passato. La calza é sempre stata una sorpresa anche per me quand’ero piccolo… E che gioia trovarci i cioccolatini. Un anno mi erano arrivati anche tre rullini della kodak dato che mi piaceva (e ancora adesso sono un appassionato sfegatato XD) fotografare sulla pellicola ed erano arrivati a puntino dato che non potevo permettermene molti allora. É sempre bello leggere i suoi post: per un verso o per l’altro fanno sempre venire in mente dei bei ricordi!

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    1. Che forte la tua calza coi tre rullini kodak! Quando vieni a trovarmi, ti faccio vedere la macchina a pellicola ereditata da mio padre (e profumatamente revisionata da Comaron: ho cominciato a fotografare con quella). Quanto alle nonne scrigno di saggezza e virtù, concordo pienamente con te: amarle e coccolarle finché ci sono! Gina è nel gruppo, anche per me che l’ho adottata… salutamela! Complimenti e grazie per i tuoi commenti, sempre graditissimi. Buona serata, arrivederci!

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