Lettera aperta alle donne

Care Donne, amiche, colleghe, lettrici… chiunque siate e dovunque stiate, Vi auguro di trovare oggi tanta dolcezza, non fatta di fiori e cioccolatini ma di sostanza. Nella Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne non voglio parlare delle vittime, che non vanno dimenticate e che sono i nostri angeli custodi. Preferisco invocare la gentilezza che in teoria ci distingue dai maschi, ai quali forse ci siamo scordate di insegnarla, oppure l’abbiamo trascurata, ritenendola a torto distintivo nostro. Parlo per me che ho un figlio maschio, ma credo di essere in buona compagnia. I tempi complessi e le tortuosità della vita ci hanno modificate, togliendoci qualche nota femminile e rendendoci più virili, così non è sempre chiaro da che parte stare, in quale metà della mela. Però se la diversità è un valore, è bello condividerla ed anche mischiarla con i padri, i mariti, i fratelli, i compagni che oggi ci guarderanno con un occhio di riguardo. Nella malaugurata ipotesi che ciò non avvenga, pensiamo alle donne vittime di violenza e facciamo squadra, perché la vita, che a noi è concesso di donare, vale tutta. Che sia colorata di rosa o di azzurra fa lo stesso. Ciao donne, una di Voi

7 pensieri riguardo “Lettera aperta alle donne”

  1. Nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne mi siano concesse delle riflessioni.
    Ci sono vari tipi di violenza, quella più comune è quella fisica che connota ad esempio la violenza sulle donne, ma c’è poi anche quella verbale che sperimentiamo quotidianamente e di cui spesso siamo oggetto, ma quella più grave è quella psicologica, più sottile, più subdola, non meno dolorosa e dannosa di quella fisica, anzi, è spesso la violenza psicologica che come reazione scatena quella fisica.
    Le donne comunque non sono le sole oggetto di violenza, pensiamo agli anziani costretti a sopravvivere con 400 euro di pensione al mese, i bambini vittime della dilagante peste della pedofilia, i disabili per i quali la semplice presenza di barriere architettoniche è di per sé una violenza senza parlare delle espressioni gravissime del razzismo e dell’omofobia. Banalmente anche i maltrattamenti degli animali sono espressione dell’indole violenta connaturale all’uomo.
    Ma cosa possiamo fare per arginare questa deriva? Non è tanto un problema di carenza legislativa si tratta di un problema culturale: dobbiamo, dico noi tutti, imparare il RISPETTO, riconoscere cioè il valore unico e speciale di ogni persona, solo questo può creare una nuova mentalità più aperta, altruista, tollerante, civile.

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    1. Che belle parole, Piero, avrei voluto scriverle io! Sono totalmente d’accordo con te, la violenza è un male subdolo spesso nascosto dietro parvenze allettanti che colpisce tutte le fasce d’età. Ci vorrebbe più Etica e meno… estetica, più sostanza e meno superficialità e incentivare il rispetto, alla base di ogni relazione. Comunque, anche riflettere su queste questioni è positivo. Ti ringrazio per il contributo, sempre dettagliato e in argomento.
      P.S.- Dopo il funerale, mi sono trattenuta con Antonella (Stella d’oro) che rimpiange la tua cultura… le ho detto che commenti sul mio blog e da ieri mi segue!

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  2. Assassini da buttare in galere e lasciar marcire lí: questo si meritano quegli uomini che maltrattano, uccidono e disonorano con le piú disparate violenze donne e bambini. Mi é sempre stato insegnato che non bisogna augurare del male a nessuno ma in questi casi é una cosa molto difficile da rispettare. Non si meritano nulla quel genere di persone!

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  3. Donne, non esitate a parlare in questi casi ma fatevi valere: non siete voi in torto ma quelle belve (animali non rappresenterebbe bene la situazione dato che molto spesso hanno un rispetto maggiore del nostro sui rapporti con i loro simili) con cui state. DENUNCIATE E NON ABBIATE PAURA!!!

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