Sole, mare, cicale

Lo confesso, non mi è mai piaciuta la vita da spiaggia. Ora poi, con l’età che avanza sono diventata selettiva e mi piacciono alcuni aspetti del soggiorno marino: il mare appunto, di mattina presto e dopo il tramonto, le cicale che friniscono impazzite sul mezzogiorno, le pietre calde del solarium alle terme, la brezza che mi accarezza la pelle se mi sposto verso i pini marittimi del parco, la gentilezza di chi mi sorride da dietro la mascherina… già, restiamo in moderata emergenza, meglio non dismettere quanto appreso di recente. Mi sovviene una vecchia traccia per un compito, che recitava all’incirca così: “Se tutto l’anno fosse di allegre vacanze, ti divertiresti lo stesso?”. Al di là della formula trabocchetto della traccia, pensata per condizionare la risposta, ammetto che sono per la via di mezzo, all’insegna dell’aurea mediocritas che, se non ho travisato il latino, non significa mediocrità ma equilibrio. Traduzione ovviamente opinabile. Per essere più chiara, prendo dall’estate ciò che mi fa bene ed evito quello che mi potrebbe danneggiare, ad esempio il rumore, le zanzare, l’afa, la stanchezza indotta dal caldo. L’elenco può allungarsi a piacere. Per fortuna rimane tutto il resto: il sole, l’aria, le cicale…

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