Viluppo

Fine luglio. Con il caldo le fioriture diminuiscono, perdono vigore. Resiste la rosa canina, chiamata anche rosa di macchia o rosa selvatica, che colgo in un viluppo di rami costrittivi in un angolo del mio giardino. Immagino che mi chieda una mano per liberarsene. Entro sera provvedo. Intanto osservo, scatto e penso per analogia alla condizione umana. Senza pretese filosofiche. Alzi la mano chi è senza grovigli, impicci, impedimenti. Trovo che le persone più interessanti siano quelle che hanno combattuto e sostengono tuttora quotidiane battaglie. Un post it appiccicato con lo scotch sul bordo del mio frigorifero dice: Sono le nostre cicatrici che ci fanno diventare speciali. Beh, se fossi nata rosa canina tenterei di districarmi dalla presa dell’erba infestante. Salvo cedere all’abbraccio, se si rivelasse più protettivo che distruttivo. In sintesi, ciò che leggo dietro al gruppo vegetale è la rappresentazione della lotta quotidiana di ognuno, in poco o tanto accanimento, perché la vita non è un gioco. Distribuisce ferite ma regala anche tanta consolante bellezza.

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