I soldi non fanno la felicità

Leggo in cronaca dei fatti che mi lasciano molto turbata. Come quello occorso a Vittorio Varnier, 75 anni che lascia 150.000 euro e la casa al Comune, poi si toglie la vita, lanciandosi nel fiume Musestre a Roncade (TV,) perché “Non mi ritrovo più nel mondo di oggi”. Scritto tutto di suo pugno. Il fatto era successo lo scorso settembre, ma le volontà del protagonista della triste vicenda sono state rese pubbliche i giorni scorsi, durante il Consiglio comunale di Roncade. La modalità scelta per congedarsi dalla vita mi ricorda quella scelta dalle gemelle Kessler e anche la destinazione dell’eredità. Al netto dell’età, 89 anni delle ballerine tedesche che vivevano in simbiosi e insieme hanno deciso come andarsene, mi turba il pensiero espresso dal signor Vittorio in chiusura della lettera testamento: “Chiudo augurando a tutti voi, miei amici e parenti, ogni bene e di poter vivere in un mondo migliore che in questo momento sta letteralmente impazzendo”. Suppongo che l’autore del testo fosse persona molto sensibile, molto danarosa e molto generosa. Il suo gesto estremo non è legato a problemi economici e nemmeno sentimentali. Su due piedi, mi viene da ribadire che i soldi non fanno la felicità, secondo il paradosso dell’economista americano Richard Easterlin, ma anche il dubbio che il suicida se li sia goduti poco. In altre parole, possibile che non potesse condividerli prima con qualcuno, anche sotto forma di associazione benedica? Una curiosità: collezionista di fumetti storici di cui era stato assiduo lettore, li lascia alla biblioteca comunale di Roncade. Il sindaco Marco Donadel dice: “È una storia che fa riflettere. Avremmo dovuto e potuto fare di più per aiutare Vittorio”. Ma c’è anche chi sceglie di non farsi aiutare.

5 pensieri riguardo “I soldi non fanno la felicità”

  1. Forse lui viveva da solo? Possibile che non avesse modo di vivere serenamente nono stante tutto? Non lo trovo giusto …. la vita val la pena di essere vissuta in ogni.modo anche contro le avversità!

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    1. Il tuo pensiero è anche il mio! Ho letto che aveva deciso già a 70 anni di andarsene così… forse non aveva coltivato buoni rapporti e/o temeva di essere ricercato solo per il denaro costruito o ricevuto non si sa… 🙄

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  2. Mia sorella abita nello stesso paesello di questo signore e davvero mi riesce difficile conciliare l’immagine di questa frazione di Roncade con questo evento drammatico quanto calcolato.

    Non sono in grado di dire nulla se non che, cercando su internet, questa decisione e le sue motivazioni mi ricordano le cliniche della dolce morte in Svizzera. Frequentate da persone sulla settantina e di norma in ottima salute che ad esse si rivolgono- a loro dire- proprio per evitare un futuro immaginato di malattia.

    La cosa che mi lascia sgomenta è pensare che questo signore, abitudinario ed elegante, frequentatore del paese dove ogni giorno acquistava il giornale e fumava seduto su una panchina, abbia deciso di buttarsi nel fiumicello freddo, basso e tranquillo, essendo di risorgiva.

    Anche il monito lasciato ai politici “vedete di non accapigliarvi” mi suona alquanto grottesco.

    Ma la verità non la so se non attraverso le righe del giornale.

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    1. Un soggetto da romanzo, direi che non mi scioglie il dubbio di fondo, perché lo ha fatto. Con i mezzi che aveva, avrebbe potuto ‘distarsi’ sanamente e coinvolgere altre persone che avrebbero goduto della sua generosità e vicinanza. Apprezzo la tua risposta, un abbraccio 🌻

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  3. Chiedere aiuto nei momenti di difficoltà non è un segno di debolezza. A volte la presunzione è la nostra arroganza ci fanno credere che non avremo mai bisogno di aiuto. Rimanere in silenzio non.aiuta nessuno.

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