La Nostra Lingua Italiana, di Riccardo Cocciante

Riccardo Cocciante ha compiuto ieri 80 anni. L’ho sentito per televisione e gli faccio gli auguri, perché apprezzo i suoi testi e la sua musica, oltre al fatto di essere un artista ‘nomade’. Nato a Saigon, in Vietnam, il 20 febbraio 1946 da padre italiano e madre francese, esordisce come cantante in Italia; poi si trasferisce negli stati Uniti e successivamente in Francia. Adesso vive a Dublino. Le origini cosmopolite, il lavoro all’estero, il suo percorso artistico fanno capire perché abiti fuori dall’Italia, dove peraltro torna spesso per eventi e spettacoli, mantenendo stretti rapporti artistici. Tra i suoi brani più famosi: Margherita, Questione di feeling, Celeste nostalgia… ma io sono grata al cantante e cantautore per un brano in particolare, utilizzato varie volte in cattedra durante l’ora di Poesia. Il testo, del 1993, è piuttosto lungo (sei strofe), perciò mi limito a riportare solo la prima. La Nostra Lingua Italiana Lingua di marmo antico di una cattedrale/lingua di spada e pianto di dolore/lingua che chiama da una torre al mare/lingua di mare che porta nuovi volti/lingua di monti esposta a tutti i venti/che parla di neve bianca agli aranceti/lingua serena, dolce, ospitale/la nostra lingua italiana. Gli aggettivi che Cocciante riserva alla nostra lingua nelle altre strofe sono: nuova, divina, universale, ideale, generosa, sensuale che non necessitano di spiegazione ma inorgogliscono assai. La musica che accompagna il testo è raffinata e avvolgente. Un ausilio didattico di cui mi sono servita con molto piacere. Del restoi testi delle canzoni dell’artista – nati dalla collaborazione con grandi parolieri – sono considerati fondamentali nella storia della musica italiana per la loro intensità emotiva. Cocciante si esibirà in P.zza San Marco a Venezia, insieme con Andrea Bocelli e Claudio Baglioni tra il 25 e il 30 giugno prossimi. Una cornice spettacolare per una musica senza tempo.

3 pensieri riguardo “La Nostra Lingua Italiana, di Riccardo Cocciante”

  1. Io che sono ad Assisi in questi giorni,associo la nostra attuale lingua ,con l’ italiano ” volgare” con cui Francesco scrisse Il Cantico delle Creature.Saluti

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