I giorni della merla

Diversi messaggi mi ricordano che oggi, domani e posdomani sono i giorni della merla, per cui non posso sottrarmi di dire la mia che ha per protagonista il passeriforme. È nota la leggenda secondo la quale il piumaggio è diventato nero: una merla a fine gennaio cerca riparo dal freddo in un comignolo e quando lo lascia le sue piume prima chiare sono diventate scure per la fuliggine. Nella realtà, solo il piumaggio del maschio è di un bel nero lucente – il becco giallo – mentre la femmina è più bruna e meno vistosa. È un animale solitario e adattabile che ha imparato a convivere con gli uomini, trovando nei giardini, nei cortili e nei balconi ambienti ricchi di risorse. Anni fa, ce n’erano parecchi a Castelcucco, costituivano un simpatico vedere, non so che fine abbiano fatto. Uno, appollaiato su un ciliegio mi aveva offerto lo spunto per la poesia che segue, scritta a maggio, tornando esausta da scuola, sognando la pensione. Merlo dal becco giallo/che banchetti lassù/tra i frutti golosi/come son faticosi/certi rientri da scuola/roca la voce, il cuore spezzato/da qualche alunno esagitato/che tra i banchi il suo posto/non ha trovato/ride, disturba e gira/sbagliando la mira/del bersaglio./Ormai la scuola è finita/qual fiume in piena scorre la vita./Come te voglio zampettare/tra la rena in riva al mare.//

5 pensieri riguardo “I giorni della merla”

    1. … insomma! Prova a immaginare chi era il bellimbusto che allora dava filo da torcere! Con la poesia feci un segnalibro che donai alla classe, e lui disse che dovevo riconoscergli un contributo per avermela ‘provocata’! Chissà dove sta ora…in Brasile? 👍

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  1. Mi ricordo un fatto quando mio figlio faceva la terza superiore: ad un colloquio con i professori, è sorto esattamente quello che hai descritto sugli alunni: il professore mi dice che è difficilissimo tenerli attenti ed educati: allora gli ho chiesto se mi potevano dare un’ora o due di istruzione al posto loro nella classe che frequentava mio figlio. Sorprendentemente, mi è stato concesso; devo dire che è stata una mattinata sorprendente che più che fare l’insegnante ho fatto l’educatore e sinceramente da quello che mi hanno detto i professori sono rimasti sorpresi anche loro… La mentalità dei ragazzi non è la nostra, e per loro il mondo che gira intorno è tutto ed esclusivamente personale; è loro, così lo sentono, in tutto e per tutto!!! Dalla finestra della mia cucina ogni mattina ci sono alcuni merli che vengono a far colazione sul giardino di fronte, molte volte rimango lì a guardarli sgambettare e cercare il cibo in mezzo all’erba sono animali sorprendenti veramente speciali, dai dai che dopo i giorni della merla inizia il caldo…

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    1. Beh, se non proprio il caldo salutiamo il freddo, coi suoi pro e contro. Sui ragazzi di oggi, credo servano più educatori che insegnanti, partendo però dalla famiglia che si è smembrata. Io credo di essere stata abbastanza originale, mettendomi dalla parte degli alunni. Ché hanno bisogno di guide con la schiena dritta. Sono tempi complessi, molti lavori vanno aggiornati, la strada è lunga. Curiosità: dopo quel tuo ingresso nella classe di tuo figlio, la situazione è migliorata oppure è ritornata tale quale prima? Comunque complimenti per il tuo contributo!

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  2. Il mio intervento nella classe di mio figlio si svolse, se non sbaglio nel 1995… La scuola era L’Alberghiero Maffioli a Castelfranco Veneto… Quella mattina entrando i ragazzi non se l’aspettavano, mi sono seduto sopra alla scrivania e sono rimasto ad osservare il loro comportamento: Erano tutti presi dalla chiacchiere e quasi non si sono accorti di me, finché mio figlio rimase sorpreso e mi chiamò; di colpo si bloccarono… Chiesi ad una ragazza che vedevo più furbetta; nell’ultimo banco,: perché sei qui… Inizialmente c’è stato un disprezzo assonante ma con la discussione le cose si mettevano nel verso giusto, anche perché non erano più dei bambini… Mi ricordo che parlavamo di un futuro da costruire e non già costruito; mi ricordo che lì ho portati a costruire la propria storia e non farsela costruire dagli altri… Mi ricordo che portai la vita sul gioco, ma che il gioco è una sequenza di logica e che la logica è matematica e la matematica è la vita e decidere in quell’anno quale era l’attività ideale per ognuno dipendeva solo da quello che conoscevano, ma in pratica se lo sono detti da soli… Mi ero un po’ preparato prima di affrontarli, in quanto uscivo da un’esperienza personale non facile… L’argomento che alla fine delle tre ore e che ancora si ricorda mio figlio è stato che bisogna avere la possibilità di scegliere e non di subire; credo che questo abbia inciso anche sul rapporto di mio figlio con i miei nipoti… Mi ricordo che in pratica quella mattina ho solo fatto domande… Sono stato chiamato e ringraziato dalla scuola, era la prima volta che facevano una cosa del genere convinti che non sarebbe servita a niente e invece fu un momento magico…

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