Maestri e Allievi

Decisamente freddo, meno due gradi alle dieci. Giornata di mercato locale, ma evito di uscire a piedi, qualche tratto a nord è ghiacciato. Prendo l’auto per sbrigare un paio di pratiche. Prima di rientrare, faccio tappa al bar Viceversa, di solito affollato ma non stamattina. Mentre sono seduta in attesa della consumazione, entra il sindaco del paese, Paolo Mares, con tanto di berretto col pon-pon. È simpatico di suo, ma il copricapo particolare esalta il suo spirito giocoso. Lui mi saluta sempre con l’appellativo ‘prof’ che sembra fare un tutt’uno con la mia persona. Forse per il ruolo di insegnante che ho avuto, oppure per un ricordo nostalgico mi racconta della sua esperienza alle elementari, vissuta con entusiasmo e soddisfazione, usufruendo della continuità didattica dell’abile maestro Ferracin. Dettaglio curioso: lui e i suoi allievi si incontravano un quarto d’ora prima dell’inizio delle lezioni, per scambiarsi le figurine. Una volta Paolo – il sindaco – ha tardato a metterle via e gli furono sequestate, con restituzione solo a fine anno scolastico. Un esempio di autorevolezza che ha lasciato il segno. Io ricordo con riconoscenza il maestro di quinta elementare Enrico Cunial, cui ho dedicato l’opera Dove I Germogli Diventano Fiori. Mentre lo ascolto rapìta, penso alla situazione degli insegnanti oggi, sovraccaricati di impegni e costretti a guardarsi le spalle da genitori e allievi. Fortunatamente sono in pensione. Non per merito mio, ma tra i miei ex alunni, qualche germoglio è diventato un bel fiore.

6 pensieri riguardo “Maestri e Allievi”

  1. La mia maestra si chiamava Carla Petrin e di lei ho un bel ricordo,come di tutti i miei insegnanti .L’ unico rammarico ce l’ ho avuto con il prof.di musica ,che invece di insegnare musica ,faceva tutt’ altro!!

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    1. Caspita, proprio a te che ami la musica è capitato un prof di musica ‘negato’. Ma forse proprio per questo è la materia che ti attrae tanto, per compensazione! Io ricordo la prof Norma Albanese, Crabbia, la Pagnin e Carmelo Gambuzza di cui forse mi ero ‘innamorata’. Ciao, buon freddissimo pomeriggio 🤝

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  2. Sono passati tanti anni ma non posso dimenticare la mia maestra di prima elementare. Si chiamava Maria Andreatta, meglio conosciuta come maestra Boito essendo la moglie del sindaco di allora. Ogni mattina appena entrati in aula ci faceva sedere e mettere le mani sul banco. Lei, armata di bacchetta di legno controllava a tutti le unghie e se qualcuno le aveva sporche o troppo lunghe, la bacchetta come per incanto scendeva pesante sulle mani fino a farle diventare rosse..

    Ho capito che il.motivo per cui mi piace avere mani e unghie curate è sicuramente dovuto a questa esperienza.

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    1. Grazie della testimonianza…un po’ brusca la maestra, con il culto della mani. Pensavo che ‘giacomino’, così chiamava il bastone nodoso il mio maestro fosse riservato solo ai maschi… ma evidentemente la maestra Maria Boito non ne faceva una questione di genere! In ogni caso, la cura delle mani indica la classe di una donna (l’ho letto da qualche parte e condivido). Anch’io ci tengo molto. Grazie, ciao 🤝

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