Dalla capanna

Venerdì 26 Dicembre, Santo Stefano. Esco in piazza per una rapida consegna: il paese sembra spopolato. Mi chiedo se la gente stia dormendo dopo le abbuffate, oppure sia in vacanza sulla neve o altrove. Incontro di striscio solo un uomo con un ragazzino al seguito, presumo padre e figlio. Ad occhio avrà 7-8 anni, parla e gesticola mentre l’adulto cammina con gli occhi puntati sullo smartphone. Mi coglie un attimo di sconforto, pensando che l’ascolto è fuori discussione. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, ha officiato a Gaza, esibendo la statua di Gesù Bambino per una carezza, un gesto commovente che mi richiama le parole di un messaggio giuntomi sul tablet: “Per risolvere i conflitti, Dio non ha inviato eserciti, ma un bambino”. Ecco, recuperare il cuore di un infante sarebbe un efficace deterrente per le guerre. Intanto in Italia si registra un calo notevole delle nascite e la nazione è sempre più un Paese per vecchi che sono una risorsa. Però i giovani se ne vanno, “Otto su dieci guardano all’estero” e “Il lavoro? All’estero il 79% dei giovani”, così titolano due articoli letti sul Gazzettino un paio di giorni fa, confermando che il Belpaese non è un posto per i giovani. Sono confusa, percepisco che oggigiorno la vita si è complicata per tutti. Il messaggio che proviene dalla capanna offre una via d’uscita.

6 pensieri riguardo “Dalla capanna”

  1. Non sono completamente d’accordo con Te Ada: non è vero che non ci sia lavoro, da quello che vedo è un cambiamento di visione del futuro che i giovani hanno e che non chiedono ma pretendono… Sono sicuri di pretendere il massimo senza sacrifici, i lavori artigianali non li vogliono fare: muratore neanche ne parliamo, idraulico diventa inaccettabile, elettricista è impossibile, alimentari poi nn ne parliamo devono sporcarsi le mani, addirittura i nostri giovani non sono nemmeno compagni amanti e padri… Devo dire che per fortuna arrivano gli extracomunitari che tra un pò di anni ci sostituiranno… Vorrei specificarti altri fattori con chiarezza ma poi ti lamenti che scrivo troppo… comunque il successo viene visto come a “carriere Bianche” l’ho inventata adesso; poveri falliti !!!

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    1. Beh, ci sono anche bravi giovani, tipo Manuel laureato in ingegneria elettronica che a Sydney faceva il cameriere. A 25 anni deve decidere che strada intraprendere e non ha certo paura di sporcarsi le mani. Temo che siano i genitori responsabili delle loro pretese – faticare poco e prendere molto – ma non si può generalizzare. Certo in futuro molte attività spariranno e sarà ancora più difficile mantenere un lavoro per tutta la vita. Ma noi non ci saremo più e dovranno pensarci loro, i giovani adesso! Argomento inquietante… Ciao!

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