“Non c’è posta per te”

Accattivante la copertina del settimanale il venerdì con la cassetta postale rossa e il titolo “Non c’è posta per te” riguardo la prossima fine – il 30 dicembre 2025 – delle Poste danesi. Leggo con interesse l’articolo interno di Daniele Castellani Perelli, riandando con la memoria all’esordio lavorativo di mio figlio come postino, quasi vent’anni fa. Fu un “inizio con i fiocchi” perché nevicava e gli prestai la mia panda color pavone per raggiungere l’ufficio postale dove si trattenne circa tre mesi, a tempo determinato. Non ci fu un seguito, ma l’esperienza piacque a me e a lui. Adesso mi fa una certa tristezza pensare che in Italia il volume di lettere e cartoline, tra il 2008 e il 2023 è calato, anzi crollato del 68 per cento. Certo le email sono più veloci delle lettere, arrivano subito, sono gratis e fors’anche più ecologiche. Ma era bello trattenersi con Ermanno, il postino gentile che mentre mi porgeva la posta mi chiedeva come stavo. Era stato lui a far balenare l’idea a mio figlio ragazzino di fare da grande il suo lavoro. La digitalizzazione ha cambiato radicalmente le nostre abitudini. Ricevere adesso una cartolina è cosa rara. L’ultima me l’ha spedita Manuel da Singapore e la conservo come un cimelio. In uno scatolone in cantina ne conservo parecchie: di familiari, amici, compagni di scuola. Sono datate e forse dovrei privarmene. Però sono documenti di un tempo che ho vissuto e fanno parte della mia ‘avventura umana’. Chiudo, ricordando la canzone Una cartolina, di Marisa Sannia (1966). Da risentire. 📭

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