Poeta di strada e Intelligenza artificiale

Domenica sonnolenta, sfoglio il venerdì cercando qualcosa che mi svegli. Lo trovo a pag. 38 nell’articolo di Pasquale Raicaldo, dedicato a un poeta di strada che sfida l’algoritmo. Il collega si chiama Paolo Grasso, 44enne irpino di Grottaminarda, titolare della “Manoscritteria”, una bottega poetica ambulante dove su richiesta dei passanti, con una vecchia Olivetti compone poesie al volo. Ma non è finita qua. Il singolare personaggio ha l’idea di mettere a confronto la sua capacità creativa con quella di ChatGpt. “Il pubblico decide la poesia più bella: spesso vinco io, ma mi è capitato anche di perdere”. Io ero rimasta al “certame poetico” dove certame deriva dal latino certamen che significa gara o lotta, in auge dal Medioevo all’Umanesimo. Dettaglio: il poeta è stato a lungo disoccupato, prima di diventare “venditore ambulante” di poesie. Emozionare con le parole in un tempo dominato dalle immagini è una gran cosa, che implica un talento notevole. L’aspetto che mi lascia perplessa è il tempo brevissimo per la creazione, che nel mio caso non è immediata. Velocità e profondità non viaggiano sullo stesso binario, salvo eccezioni. Del resto Paolo Grasso non impone un prezzo per le sue creazioni, ma si accontenta di un’offerta, persuaso che “Quanto a noi poeti, l’algoritmo non ci seppellirà”. È quello che spero anch’io.

11 pensieri riguardo “Poeta di strada e Intelligenza artificiale”

  1. Sin da bambino quando sentivo che la maestra mi diceva imparate la poesia a memoria, questa cosa mi rattristava e mi metteva in una situazione di incomprensione? che cosa serve? imparare le poesie Mamma mia come mi spaventava… adesso che sono un po’ più maturo direi quasi vecchio. mi vien da ridere. mi piace scriverle le poesie che poi arrivano da sole in un attimo perché se le penso non riesco a farle non riesco a descrivere qualcosa e immaginarlo che gli altri lo leggono in modo che li ispiri… Ad esempio, potrei dire: “È un poeta lamentoso e prolisso che mi annoia” oppure “I suoi versi sono troppo ermetici e artefatti devo dire che continua questa mia idea di poeta scrittore. vediamo cosa succederà nel mio futuro… ivano

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  2. Sin da bambino quando sentivo che la maestra mi diceva imparate la poesia a memoria, questa cosa mi rattristava e mi metteva in una situazione di incomprensione? che cosa serve? imparare le poesie Mamma mia come mi spaventava… adesso che sono un po’ più maturo direi quasi vecchio. mi vien da ridere. mi piace scriverle le poesie che poi arrivano da sole in un attimo perché se le penso non riesco a farle non riesco a descrivere qualcosa e immaginarlo che gli altri lo leggono in modo che li ispiri… Ad esempio, potrei dire: “È un poeta lamentoso e prolisso che mi annoia” oppure “I suoi versi sono troppo ermetici e artefatti devo dire che continua questa mia idea di poeta scrittore. vediamo cosa succederà nel mio futuro… ivano

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    1. Asseconda l’attitudine/stato di grazia e scrivi se ti va, senza pensare alla ricaduta sugli altri. Però da insegnante credo che stimolare la memoria, imparando versi/poesie (non poemi) sia ancora una buona strategia. Meglio se le poesie sono proprie! 💪😃📚

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  3. Forse sto scrivendo una stupidaggine ma credo che l’algoritmo a volte in cucina mi viene in aiuto quando seguo una ricetta passo passo per trasformare gli ingredienti in un piatto finito

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      1. Certo che serve imparare a memoria. La memoria va esercitata sempre e fa.funzionare una quantità impressionante di aree cel cervello ( che si mantiene allenato solo se continuiamo ad usarlo)

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Scrivi una risposta a Ada Cusin Cancella risposta