Dalla bravata alla tragedia

Dalla bravata alla tragedia è il titolo che destino al mio post odierno su un fatto di cronaca nera. Ne scrivo per un’eco giornalistica e per pietà nei confronti della vittima, consapevole che i miei contatti preferiscono leggere notizie d’altro stampo. Lo sento per Tg1Mattina nell’elenco dei fatti in breve: 18enne senza patente travolge e uccide un ciclista in provincia di Treviso. Penso immediatamente alla madre, cerco e trovo dettagli sul web. La vittima è un professore di matematica in pensione, Diego Lapaine, quindi un collega 71enne e l’auto una Fiat 500 rossa, marca di auto che ho guidato con soddisfazione nel passato. Il grave fatto è successo ieri pomeriggio a Villorba, dove il ragazzo, senza patente, al volante dell’auto della madre ha perso il controllo, centrando il ciclista e scaraventandolo nel giardino di una casa. Il giovane, residente a Conegliano e di origini cubane è indagato per omicidio stradale. Continuo a pensare alla madre e ai sensi di colpa che la inonderanno. Anche al pericolo di usare la bicicletta oggi, non certo per colpa del mezzo, per lo più associato allo svago e all’evasione. La mia bici, nata rosa e tinteggiata blu è costretta al riposo forzato in garage, causa pioggia oppure troppo caldo. Mi auguro di usarla i prossimi giorni, per un tratto breve e rettilineo. Contando sulla buona sorte.

7 pensieri riguardo “Dalla bravata alla tragedia”

  1. Andare in bici adesso vuol dire contare veramente sulla buona sorte… Normalmente andavo in palestra, circa 5 km in bici, ma da quando ho rischiato alcune volte di cadere, a causa soprattutto dei camion che mi sorpassano a 2 cm dal manubrio, ci devo rinunciare, per essere sicuro di tornare a casa sanno e vegeto… Il fatto è che siamo in tanti e oltretutto usiamo i mezzi di trasporto e non più la bicicletta anche per andare a comprare il giornale… I giovani poi ma anche gli adulti non hanno più il senso del rispetto e si sentono superiori anche alle forze dell’ordine… È un momento di cambiamento che guardando alla storia mi dà la sensazione che vince sempre il più forte, il più potente e non il più saggio o il più intelligente, come nel corso dei tempi è sempre stato… il grande Einstein diceva: l’uomo intelligente risolve i problemi, quello saggio li evita, l’uomo stupido li crea: e se il mondo è pieno di problemi un motivo ci deve essere… ivano

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  2. Andare in bici adesso vuol dire contare veramente sulla buona sorte… Normalmente andavo in palestra, circa 5 km in bici, ma da quando ho rischiato alcune volte di cadere, a causa soprattutto dei camion che mi sorpassano a 2 cm dal manubrio, ci devo rinunciare, per essere sicuro di tornare a casa sanno e vegeto… Il fatto è che siamo in tanti e oltretutto usiamo i mezzi di trasporto e non più la bicicletta anche per andare a comprare il giornale… I giovani poi ma anche gli adulti non hanno più il senso del rispetto e si sentono superiori anche alle forze dell’ordine… È un momento di cambiamento che guardando alla storia mi dà la sensazione che vince sempre il più forte, il più potente e non il più saggio o il più intelligente, come nel corso dei tempi è sempre stato… il grande Einstein diceva: l’uomo intelligente risolve i problemi, quello saggio li evita, l’uomo stupido li crea: e se il mondo è pieno di problemi un motivo ci deve essere… ivano

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  3. Andare in bicicletta ha a che fare con la libertà Pedalare a contatto con la natura, andare dove si vuole e sentirsi felici.

    La bicicletta apporta numerosi benefici ma comporta anche svantaggi: il rischio di cadere e incidenti in modo particolare al giorno d,’oggi

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