Salute mentale degli scrittori

Compero il settimanale il venerdì di Repubblica da quando insegnavo, perché maneggevole nel formato e abbastanza interessante. Diciamo che cerco le spigolature, piuttosto che i servizi, forse memore dell’uso didattico che ne facevo in classe. Inoltre con l’età ci si affeziona alle cose e pure alle testate. Comunque leggo anche dell’altro. Orbene, partendo sempre dalla fine come d’abitudine, verso la metà del giornale mi cattura il titolo: “Non si diventa scrittori se non si è disturbati mentali” che introduce l’intervista di Brunella Schisa alla madrilena Rosa Montero, autrice del libro ‘La pazza di casa’ che esce nuovamente dopo vent’anni. Istintivamente mi interrogo sul mio stato mentale, dato che sono una scrittrice anch’io. Credo di essere abbastanza in salute psico-fisica, ma è una mia percezione. Dovrò chiedere ai lettori e ai miei contatti che scrivono. Leggendo l’articolo, scopro che Santa Teresa d’Avila definiva la fantasia la “la pazza di casa” a cui si ispira il titolo del libro di Rosa Montero. Beh, coi santi non sono in grande confidenza, ma non ho motivo di dubitare della definizione della santa riguardo il mondo della letteratura, stimolante ed eclettico. L’autrice ironizza sui vizi capitali dei grandi autori – ad esempio sulla vanità di Italo Calvino – nonché sul disagio di quelli votati all’insuccessoe, come Melville, autore del Moby Dick che vendette meno di trenta copie. Da parte mia, sono abbastanza tranquilla, perché scrivo per liberarmi, non per vendere. Ma la costanza e il seguito dei lettori confortano.

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