Scrittori d’estate

Il venerdì di Repubblica in corso ha una copertina in tema con il periodo, per molti di ferie: una sedia difronte al mare, un cappello e un libro aperto. Il commento non è proprio lusinghiero: “Quando le vacanze erano intelligenti” con le domande: “E oggi? Dove vanno, e che cosa fanno, gli scrittori d’estate?”; all’interno un reportage di Brunella Schisa con un articolo di Nicola Mirenzi. Siccome scrivo, mi ritengo una scrittrice, anche senza santi in paradiso. Intanto rispondo per me: D’estate scrivo, mi sposto q.b. dedicandomi a gatti e fiori che mi rilassano e favoriscono la vena poetica. Piuttosto che evadere, sento il bisogno di ritirarmi in quanto l’eccesso di folla mi preoccupa, sia al mare che in montagna. Mettermi in viaggio poi sarebbe un extra stress perché non ho un buon rapporto col volante. Sto bene a casa mia, dove ho ciò che mi serve. Ma non è sempre stato così. Dal reportage emerge che “Le vacanze non sono più quelle di una volta. E nemmeno gli scrittori” nel senso che adesso gli scrittori le fanno lontano dal mondo editoriale, per stare un po’ alla larga dal proprio ambiente di lavoro “pagato sempre meno” dice Elena Stancanelli. Invece è diffuso il Festival Letterario, una forma di promozione culturale per un rapporto diretto con il lettore, più che con gli altri scrittori oppure i critici. In sintesi, in un mondo che cambia, sono cambiate anche le vacanze degli scrittori. Finita l’epoca dei circoli letterari, ognuno procede per conto suo. Cicerone direbbe: Oh tempora, oh mores!

2 pensieri riguardo “Scrittori d’estate”

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