[ ] Addio all’operaio poeta… Così esordisce il titolo dell’articolo che il Gazzettino odierno dedica a Alberto Albanese, mancato l’altro ieri all’età di 88 anni (ne avrebbe compiuti 89 il 12 agosto). “Pur avendo conseguito la sola licenza elementare, si è sempre dilettato con le parole”. Basta questo per considerarlo un grande vecchio, un artista. La sua produzione poetica è espressa soprattutto in dialetto. Socio fondatore con il padre e il fratello del circolo di poesia “El Sil”, è stato ideatore e segretario del Premio letterario San Paolo, concorso nazionale nato a Treviso nel 1977 per dare voce a nuovi scrittori, a tutt’oggi vetrina culturale importante della città. Le poesie scritte in lingua italiana sono state pubblicate nel 1956 ne “Il Vittorioso”. La figlia Laura lo ricorda così: “Era buono come il pane…le sue poesie in dialetto veneto sono lo specchio più fedele di un animo genuino che aveva nella sua terra radici profonde”. Sottolineo il suo attaccamento al dialetto, una scelta che profuma di radici, specie dopo l’esperienza di emigrante fatta a solo vent’anni in Svizzera, a Neuchatel per trovare lavoro. Il mio prof di Liceo mi definiva “cultrice del dialetto” perché lo usavo dal posto con le compagne, alternandolo però con l’italiano quando ero alla cattedra. Lo parlo infatti volentieri, ma lo trovo difficile da usare nello scritto. Apprezzo pertanto chi lo fa o lo ha fatto, per comunicare emozioni. Cerco e trovo sul web la poesia “Un fià de la me tera” sul radicchio rosso tardivo di Treviso, di cui riporto la parte finale: Me tegneva compagnia/me confortava ‘l cuor,/me dava contentessa/aver nel me disnar/un bel piatel/de radici trevisani:/un fià de la me tera.//

sono andato a leggerla tutta la poesia di Albanese sul radicchio trevigiano trovato in un negozio, presumo della Svizzera… devo dire che ho vissuto anch’io quel buco nero che è il sentirsi lontano dal proprio stato dalla propria provincia dal proprio paese dalla propria terra… e da chi ti vuol bene, è una profondità di tristezza che non è descrivibile con le parole… quando muore una persona speciale È sempre una tristezza, ma è la realtà di cui siamo parte e non possiamo farne a meno…
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L’esperienza condivisa dell’estero ti ha reso più sensibile. Sul congedo siamo tutti coinvolti, importante lasciare buone tracce, e noi ci proviamo! Buon pomeriggio 🤝
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Non conosco il poeta trevigiano ,ma apprezzo le sue poesie in dialetto trevigiano che ricercheró nel web!! Grazie Ada!!
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C’è anche un video con l’autore che legge la sua poesia: semplice e intensa 👏
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Attraverso le poesie in dialetto, si possono apprezzare le tradizioni di.un determinato territorio, conoscere meglio le nostre radici e contribuiscono a mantenere viva una lingua che altrimenti.potrebbe scomparire.
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Tutto giusto ciò che dici: il dialetto è la nostra prima lingua che però non ha una diffusione nazionale e sparirebbe, sopraffatta dall’inglese soprattutto se non mantenuta in vita dai poeti dialettali. Ciao, buon pomeriggio!
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