Fatalità e negligenza

Da ragazza sono stata qualche volta al Piave, comodo ma pericoloso anche decenni fa. Mai messo piede in acqua però, troppo fredda per i miei gusti. Comunque sono stata punta da un insetto insinuatosi tra le pietre del greto che mi ha lasciato sul braccio una specie di cicatrice. Anche per questo, la balneazione fluviale nei pressi del cementificio a Pederobba è durata poco. Ho letto con sgomento che domenica pomeriggio è annegata nel Piave Adna, una bimba di dieci anni, di origine macedone che si trovava con i genitori e i fratelli nei pressi del fiume. Si è tuffata in acqua e non è più riemersa. Praticamente sparita sotto gli occhi dei genitori. Pochi giorni prima era annegato nell’acquapark Tintarella di Luna di Castrezzato (provincia di Brescia) Michael, un bambino di quattro anni. Matteo Formenti, il bagnino 37enne indagato per la sua morte si è suicidato. Il piccolo era sfuggito all’attenzione dei genitori e il bagnino non era a bordo vasca quando Michael è annegato. Tragedia sulla tragedia. Anche in questo caso, i genitori erano presenti. Ma come erano presenti? Delegando la responsabilità? Certo la fatalità è una concausa inevitabile, ma spesso registro la tendenza a colpevolizzare gli altri quando succedono disgrazie. Nonni, insegnanti, responsabili di strutture estive sono stati coinvolti in tragiche vicende per “culpa in vigilando” che non serve tradurre. La mancata o insufficiente sorveglianza di un minore è oggetto dell’articolo 2048 del Codice Civile. Ritengo sarebbe buona cosa diffonderlo a tutti i livelli, quantomeno per evitare che una disgrazia ‘sfuggita di mano’ ne inneschi un’altra, come è capitato allo sfortunato bagnino.

6 pensieri riguardo “Fatalità e negligenza”

  1. Non trovo giusto che il bagnino abbia scelto di farla finita xché si sentiva in colpa non era tutta sua la responsabilità .Una prece x lui e x il bimbo.🙏🙏🙏

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  2. Faccio fatica pensare che un genitore non voglia bene al figlio tanto da lasciarlo annegare… La stessa cosa per il bagnino, non sono esseri umani perfetti, il fatto è che la vita è un rischio continuo…La vita è effettivamente piena di rischi e incertezze, ma è anche un’opportunità per crescere, imparare e vivere esperienze significative… Affrontare i rischi con consapevolezza e preparazione può aiutare a navigare meglio le sfide che si presentano… Ero a Jesolo con mia cugina e avevamo con noi un bambino di 5 anni: Era lì, davanti a me che giocava nel bagna-asciuga, dopo un attimo non c’era più… Siamo diventati matti a cercarlo, solo dopo tre ore siamo riusciti a prenderlo in braccio, me lo ricordo ancora quel momento; che spavento ho preso… Non siamo pesci e nemmeno aquile, pensiamo attraverso la filosofia, la psicologia, la spiritualità e più ancora la nostra cultura personale di essere uomini, credendo di poter esistere al di sopra di tutto quello che ci circonda: … ed inveceSiamo formati geneticamente da DNA, che poi è un acido( non ricordo il nome) organizzato in cromosomi, che contiene istruzioni (geni) per la nostra struttura e funzionamento… Il DNA è composto da nucleotidi, che sono unità fondamentali che si combinano in sequenze specifiche, determinando le nostre caratteristiche ereditarie di conseguenza non siamo niente e facciamo parte di questo universo solo per caso… ivano 

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    1. Beh, sul “non siamo niente” funziona come un pugno sullo stomaco: capisco l’intenzione ma esprimi il concetto in modo brusco. D’accordo che non siamo pesci né aquile, pertanto il tuo punto di vista non lascia aperto nessuno spiraglio…per chi non si reputa “al di sopra di tutto quello che ci circonda”. A mio dire, sei troppo filosofo e troppo poco poeta…se mi sbaglio, meglio! Ciao! 💪

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Scrivi una risposta a Ada Cusin Cancella risposta