Tempo di Ortensie

Ho composto il primo bouquet di Ortensie, fiori che mi piacciono molto perché colorati, versatili…e non profumati. Infatti sono piuttosto sensibile ai profumi e non considero una mancanza che le Ortensie ne siano prive. In compenso sventagliano una varietà di toni, da quelli più tenui a quelli intensi. Al momento prevalgono gli azzurrini, ma so che tra un po’ mi stupiranno con tonalità più forti. Mi piacerebbe chiamarmi Ortensia o Giacinta, per la predilezione che ho per questi fiori. Tuttavia anche Rosa, Margherita, Iris, Dalia, Viola, Gelsomina… perfino Pervinca sono nomi femminili che rinviano ad altrettanti fiori. Ho scritto ancora su questo fiore, in latino Hortensia. Non sapevo – scopro oggi – che Ortensia è stata un’oratrice romana vissuta nel I secolo a.C. Figlia di Quinto Ortensio Ortalo e di Lutazia, Ortensia è passata alla storia come una delle prime donne avvocato, grazie alla sua orazione pronunciata davanti ai triumviri nel 42 a.C. Beh, mi piace pensare che abbia fatto un po’ di ombra a Cicerone (3/1/106 – 7/12/43 a.C.), rinomato oratore e politico romano, una sorta di ‘architetto della parola’ che ha dato filo da torcere nelle versioni dal latino al Liceo classico.Tornando al fiore, nella simbologia giapponese l’Ortensia è considerata un simbolo di immortalità e di mutevolezza, apprezzata per la capacità di cambiare colore a seconda dell’ambiente. Che poi dipende dalla natura del terreno: se acido, genera fiori blu mentre quello alcalino produce fiori rosa. Comperate diversi anni fa una decina di piante delle due varianti, col tempo si sono mischiate, regalandomi i fiori che preferisco, quelli che concentrano più tonalità. Essendo una pianta perenne, ogni anno mi dà la soddisfazione di una lunga fioritura salutare. Perciò, come cantava Nilla Pizzi dico Grazie dei Fior!

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