Decimo post a 4 mani: Chatswood

Sto dividendo la scatoletta dell’umido in tre per i miei gatti che hanno già divorato i croccantini, quando sento una chiamata sul tablet, insolita per le otto e mezza di mattina: è Manuel e mi affretto a rispondere. A Sydney è tardo pomeriggio, fa caldo/umido e scende una fastidiosa pioggerella. Cammina per mezz’ora fino al centro del sobborgo di Chatswood, importante polo residenziale e commerciale molto animato, prevalentemente composto da asiatici. Dove lavora è più su, verso nord, 15 minuti di treno. Dalla voce cinguettante intuisco che è contento. Adesso non vive più nell’ostello – moderatamente costoso – ma in una casa grande, con giovani di varie nazionalità: Bangladesh, Cile, Filippine. Divide la camera con un ragazzo giapponese (che per dormire vuole la lucetta di cortesia). La cucina è grande e attrezzata. Al momento di lavare i piatti però, il lavello si riempiva e nessuno si offriva per sgomberarlo. Così il padrone di casa ha imposto a ognuno di comprarsi – e suppongo lavarsi – le proprie stoviglie. Ben fatto, a mio dire. Nel tour della casa che mi invia, mi presenta le stanze: in camera, occupa i due ultimi cassetti della cassettiera, un armadio dove ha appeso il suo vestiario, il letto dove riposerà di botto, quando farà il turno di sera che termina alle 23 australiane. Poi ha 15 minuti di treno e la passeggiata di ritorno a piedi. Conosco il suo numero di scarpe e la sua tenacia: so che ce la farà. Fino ad agosto, poi tornerà. La cosa più ‘preziosa” e interessante che mi invia è la busta paga, ovviamente in inglese: Pay Slip (slip mi ricorda qualcosa di intimo) For Munaron Manuel (è lui!), Pay Period From 10/2/25 To 16/2/25, scorro verso Net Pay/Paga netta che non svelo, per motivi di privacy, ma sono certa che Manuel si è guadagnato onorevolmente quanto dovuto. So come lavora, meriterebbe il doppio del normale perché lo fa con il cuore. Lo immagino parlare disinvoltamente in inglese, mentre nel video si esprime in dialetto: qua ghe se el me vestiario, qua se dove che sta che altro toso, qua ghe se na specie de saeotin… A un certo punto, vedo un piccolo tegame sul pavimento di legno e Manuel spiega, in decoroso italiano: Ah, la pentolina perché a quanto pare ogni tanto c’è un’infiltrazione! Poi mi dà la buonanotte con una tazza di camomilla in mano: capelli lunghi ondulati, pizzetto, sguardo un po’ affaticato che si apre in un sereno sorriso. Un ragazzo d’oro.

10 pensieri riguardo “Decimo post a 4 mani: Chatswood”

  1. Vivere in un ambiente nuovo e sconosciuto costringe Manuel a confrontarsi con le proprie risorse, limiti e paure, favorendo una maggiore conoscenza di sé e delle proprie capacità… Lontano da casa e dalla famiglia, impara a gestire le proprie responsabilità, a prendere decisioni in autonomia e a risolvere i problemi in modo indipendente; senza pensare l’apertura mentale e interculturale… Beati i giovani che possono godere dei miglioramenti che porta lo sviluppo tecnologico: vorrei avere la capacità di sapere e vedere la nostra terra tra 500 o mille anni… ivano

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  2. Ogni volta che leggo un vostro post a 4 mani una valanga di emozioni mi accende…vorrei descrivere ma non trovo le parole…troppo! Entusiasmo, gioia, positività, avventura come dice Francesca, tifo come dice Lucia, voglia di affrontare le mie piccole difficoltà con la stessa tenacia giovane…ecco..questo..ma di più…🤗 Grazie Ada che sai mettere in un breve testo tutta questa favola avventurosa rimanendo sempre concreta e grazie Manuel per condividere con noi 🙏🏾 da parte mia tutto l’incoraggiamento e il bene possibile💪🏾💫

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