Green School/Scuola Sostenibile

Per me la settimana parte con l’acceleratore: non riesco a sganciarmi dal mercato del lunedì a Fonte, che poi è una scusa per altre piccole tappe. Basta un imprevisto e rientro a casa con l’ansia di scrivere il post per le quattordici. In più oggi ho appuntamento dal dentista, per un controllo alle 11.30, che slitta alle 12 per un’emergenza. Nell’attesa forzata prendo una rivista dal tavolinetto. Non mi interessano i motori e prelevo Vanity di due mesi fa che all’interno ha un articolo di Laura Fiengo accattivante: Coltivare LA MENTE (ma anche IL RISO). Data l’ora, a ridosso del mezzogiorno immagino si parli di cucina e di risotto che a me piace molto. Invece no, si parla di scuola, per la precisione di GREEN SCHOOL a Bali. I fondatori sono una coppia di visionari John Hardy, canadese e Cynthia, americana che utilizzano l’ambiente naturale come apprendimento. Gli edifici sono costruiti interamente di bambù e legno “non chiusi e non aperti” per sfruttare l’areazione naturale. In pratica, la scuola di suo è già un’opera d’arte in un enorme giardino tropicale. Nel 2010 Angela Domenici si è trasferita a Bali dall’Australia per consentire al figlio Luca di studiare alla Green School, allora aperta da due anni in un paesaggio idilliaco lungo il fiume Ayung. L’idea di costruire architetture bamboo-based si è rivelata vincente, perché oggi vanta alberghi e abitazioni in tutta l’Asia. Come insegnante, trovo positiva l’idea di utilizzare l’ambiente naturale come apprendimento. Chissà se il Ministro della iIstruzione e del Merito Valditara ci ha fatto un pensierino. Vero che il Belpaese ha una forma lunga e svariati paesaggi da Nord a Sud e vedrei complessa l’esportazione del progetto pionieristico. In una delle didascalie a corredo delle foto che accompagnano l’articolo si legge: “Ogni classe ha il suo campo di riso di cui si occupa dalla semina all’irrigazione fino alla raccolta”. Quindi il riso come cereale c’entra. L’assistente alla poltrona mi chiama: è arrivato il mio turno. Mi piacerebbe conoscere il parere di colleghe e non sul progetto di imparare nella natura a diventare cittadini di un Pianeta migliore.

10 pensieri riguardo “Green School/Scuola Sostenibile”

  1. Sarebbe veramente un miracolo avere rispetto per la natura… Basta che torni dalla spesa e metto via quelle poco cose che mi servono, visto che sono quasi sempre da solo, ed ecco che il raccoglitore della plastica del vetro e della carta si riempie di involucri che contenevano frutta, verdura, carne, olio, burro, affettati ecc… Bisogna ridurre, riciclare e riutilizzare ma nessuno lo fa, per fortuna la Contarina che passa a raccogliere ha incaricati i raccoglitori di intervenire in caso di errata consegna… Quando abitavo nella famiglia contadina le immondizie non sapevamo proprio che cos’erano… In più c’è il risparmio energetico, che sembra non interessi a nessuno, siamo così sicuri che la nostra terra sia indistruttibile che non c’è ne frega niente, quello che ci importa è comprare per seguire la moda, non importa se abbiamo l’armadio pieno, oppure il suv sempre più grande, anche se per le strade non si può più correre… Continuiamo a comprare i pomodori in gennaio che arrivano dall’Olanda, è una cosa assurda il bello è che ho visto che sono le donne e non gli uomini ad essere così irrispettose, sono cambiate anche loro… Essere cittadini di un pianeta migliore significa fare piccoli e grandi passi ogni giorno per migliorare il mondo intorno a noi. Ogni gesto conta e insieme possiamo fare la differenza… ivano

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    1. La conclusione del tuo intervento è mirabile e bisognerebbe concretizzarla. Temo che la dimensione civica sia sotto il livello minimo storico ed è dura vedere positivo. Tuttavia ci proviamo…per forza! 💪

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  2. Sarebbe un gran bel progetto. Soprattutto per insegnare a valorizzare le zone locali con i loro prodotti. Un qualcosa di controtendente alla globalizzazione e al “tutto uguale”.

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