Il soldato è ritornato

“Leggevo per non morire ho riso vedendo il cielo” sono le parole di Cecilia Sala scelte per il titolo dell’articolo di Viola Giannoli pubblicato ieri sul quotidiano la Repubblica. Non intendevo tornare sopra il fatto, conclusosi ‘presto e bene’, ma mi sono ricreduta, riflettendo sulla strategia di sopravvivenza adottata dalla giovane giornalista free lance durante la sua detenzione, non certo dorata. È lei stessa a precisarlo: “Passavo il tempo a contare le ore, le dita, a leggere gli ingredienti del pane scritti in inglese”. Desiderava fortemente un libro, “la storia di un altro in cui immergermi che non fosse la mia”, richiesta che viene soddisfatta solo il 7 gennaio con Kafka sulla spiaggia di Murakami “un libro triste, non il massimo in isolamento, ma mi ha salvato”. Istintivamente ho pensato a Silvio Pellico, scrittore, poeta e patriota italiano, autore noto soprattutto per avere scritto Le mie prigioni, dove racconta l’esperienza di prigionia per la sua attività di carbonaro, prima ai Piombi di Venezia e poi nella fortezza dello Spielberg in Moravia. Non mi stupirei che Cecilia Sala scrivesse le sue memorie da reclusa in un Paese dove non tutti possono vedere il cielo. Però non so se augurarglielo. “L’ultima notte a Teheran non ho dormito per la tensione, la prima a Roma nemmeno, per la gioia e l’eccitazione. Volevo spalancare la finestra, alzare la musica, stare solo all’aperto, mi è mancata così tanto l’aria”. L’anno nuovo è appena iniziato: auguro di cuore alla giovane giornalista di accumulare esperienze positive nel corso dei prossimi mesi, così da contenere in un ambito riservato e protetto quanto arbitrariamente subìto. Al microfono, la madre l’aveva paragonata a un soldato. Il soldato è ritornato dalla guerra.

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