Il riso fa buon sangue

Mattinata nebbiosa, evento abbastanza insolito in paese. Dalla finestra del soggiorno rivolto a ovest non vedo la distesa dei campi, coperti dalla coltre bianca, che mi trasmette uno stato di sospensione. Mi scuote il canto dei canarini, forse stimolati dall’atmosfera ‘fiabesca’ che intravedono dalla finestra del ripostiglio, zampettando nella voliera. Se è brutto tempo, gli accendo la radio. Quando c’è il sole, nelle ore centrali li porto sotto il portico perché si godano un po’ di tepore, ma adesso non è il caso. Il loro cinguettio mi induce a darmi una mossa e a pensare positivo, cercando uno stimolo tra i brevi video che intravedo sul tablet. Da tempo penso che si merita due parole di elogio quello di un pediatra indiano che vaccina i suoi piccoli pazienti addobbato come un albero di Natale, mentre canta una canzoncina, maneggiando con destrezza la siringa (che dopo la puntura lancia furtivamente nel cestino dietro le spalle). Il simpatico medico posta su Instagram alla voce ‘drimranpatelofficial’ DR IMRAN S PATEL e ha un profilo facebook. Lavora nell’ospedale pediatrico di Ahmedabad in India. Da anni fa sorridere i suoi piccoli pazienti, mentre li vaccina. Ma le parole non rendono l’atmosfera giocosa che sa creare. Ad esempio, gli pende da collo un peluche attaccato allo stetoscopio, riversa sul tavolo una riserva di caramelle colorate, delle penne… ma soprattutto interagisce col piccolo paziente di turno, cantando e gesticolando. Un grande! Come sarebbe bello che l’idea di far sorridere fosse esportata in tutti i reparti, compresi quelli con pazienti anziani. Del resto, è risaputo che il riso fa buon sangue, contrasta l’ansia e contribuisce alla salute del sistema immunitario. Pertanto, se non possiamo cinguettare come i canarini, disponiamoci però a sorridere.

7 pensieri riguardo “Il riso fa buon sangue”

  1. Ci provo a sorridere ma non ci riesco… Fa bene anche agli anziani come me, ma quando l’umidita va ad invadere l’artrite reumatoide aumenta l’ infiamazione e il gonfiore delle articolazioni causando un dolore continuo che nemmeno con l’anti dolorifico prescritto non passa… Hai Hai Hai… Il dolore è più intenso e persistente … Magari quel magico pediatra Indiano potesse con il suo fascino allusivo e soggettivo che usa con i piccoli bambini intervenire anche su di me che ho smesso da tanto tempo credere e vorrei tanto rientrare nelle capacità delle arti occulte: ci provo ma non funzionano… Hai Hai Hai … I pediatri hanno una capacità straordinaria di combinare la scienza medica con un tocco di magia, soprattutto quando si tratta di tranquillizzare e curare i bambini. La loro empatia e abilità comunicative fanno una grande differenza nel percorso di guarigione dei piccoli pazienti, rendendo l’esperienza meno spaventosa e più rassicurante, meritano un supplemento di vita quando riescono ad illuninare gli occhi dei bambini… ivano

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    1. Belle e meritevoli parole per i pediatri…ma visto che la vita è lunga non sarebbe male che le loro doti gioiose venissero estese ad altri ambiti! Mi spiace assai per il tuo problema che l’umidità acuisce. Anche le mie ossa ne risentono, ma non in modo grave. Stamattina ho ripreso la palestra, sala pesi che non è presa d’assalto dalle settantenni! Le mie coetanee fanno ginnastica ‘dolce’ ma io preferisco esercitarmi con le macchine che smuovono un po’ tutto. Sono stupita di me e per il momento resisto (anche se mio figlio, personal trainer dice che non mi applico abbastanza!) 😆

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  2. Leggendo il post,mi vengono in mente i clawon che allietano i piccoli pazienti nelle corsie degli ospedali .Io ne ho conosciuta una ,quando ero ricoverata a Mestre ed era venuta a far visita al papà ricoverato Sprizzava simpatia solo a vederla ,chissà i bimbi quanto sono felici in compagnia di questi volontari clawon.

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  3. Ridere di cuore è un toccasana vero e proprio. Ti può far girare bene una giornata partita ben storta.

    Bisognerebbe ridere molto di più! E bravo al pediatra: con i bambini è fondamentale e concordo che in generale in tutti i reparti ospedalieri si dovrebbe essere un po’ più allegri, o almeno provarci.

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