Terzo post a 4 mani: Adelaide

Manuel ha lasciato Adelaide e si trova adesso a Goulburn, a un’ora da Camberra. Poi proseguirà per Sydney dove lo attendono altri parenti. Come da promessa, mi ha inviato un resoconto del suo soggiorno ad Adelaide che è quasi un reportage, a cui attingo per ‘viaggiare’ anch’io. La sua impressione è che Adelaide sia una città molto tranquilla. Parole sue: “Le persone sono molto solari e rilassate con una buona presenza di italiani”. Risultano legate alle tradizioni e al cibo, con molte cucine diverse, più o meno ottime. L’uso del pesce è poco diffuso, ad eccezione delle ostriche “anche se sono molluschi per essere esatti” molto gradite ed economiche. Manuel – che è un buongustaio – esprime un giudizio gastronomico in controtendenza che mi lascia perplessa: “L’unica cucina da evitare a mio avviso è quella italiana: si vedono di quei pastrocchi!” e porta l’esempio della carbonara dove viene usato il prosciutto al posto della pancetta. Per quanto riguarda il colpo d’occhio, la città è molto ‘spalmata’ che rende bene l’idea della vastità e delle case quasi tutte a un solo piano, anzi precisa che: “Secondo loro è un sacrilegio vivere in una abbinata o peggio in mini condomini (che cominciano a spuntare qui e là vicino al centro”. Il costo delle case si aggira mediamente tra gli 800mila dollari e 1,5 milioni per una casa di medie dimensioni, anche un po’ fuori dal centro. Aiuto, intuisco che sia moltissimo e suppongo che la casa sia un bene per sempre. Ci sono moltissime scuole, sia pubbliche che private “ma tutte con l’obbligo di portare la divisa”. L’orario scolastico va dalle 9 alle 15, con sabato libero per trascorrerlo in famiglia. Gli adulti preferiscono fare 8-10 ore di lavoro al giorno, per avere il weekend lungo con venerdì a casa. Altra possibilità è il lavoro ‘a compito’, da fare entro una data prestabilita, “non importa quando lo fai o dove lo fai” per cui è molto comune lavorare da casa o dal bar. Adesso arrivano le informazioni più distensive, dedicate alle spiagge e alle zone verdi. Le spiagge sono tutte libere e molte sono riservate ai nudisti, “qui non è uno scandalo andarci!”. Evidentemente non attirano l’attenzione di nessuno, mentre bisogna fare molta attenzione alle indicazioni per gli squali. La zona delle colline è assai bella e fiorente, però con alto rischio di incendi, a causa dell’elevata presenza delle erbe secche e degli aucalipti . L’eucalipto è l’albero principale che brucia facilmente anche da pianta viva, “dato l’alto contenuto di oli in foglie e tronco” ma le radici si salvano sempre e la pianta rinasce dalla base. Manuel precisa che le popolazioni aborigene sapevano quando appiccare il fuoco ad una zona, per farla riprodurre in tempi rapidissimi e più rigogliosa di prima. Infine termina col seguente giudizio: “Adelaide è una città ideale, secondo me per le persone anziane, nonchè per i giovani che vogliano mettere su famiglia e crescere i figli in un ambiente tranquillo, accogliente e senza grosse preoccupazioni”. Praticamente un paradiso. Ma vuoi mettere la bellezza delle nostre città millenarie, la dieta mediterranea, l’arte in ogni dove? (omettendo il molto che non funziona)

11 pensieri riguardo “Terzo post a 4 mani: Adelaide”

  1. Come ho fatto presente, la moglie 60 enne e la figlia 19/20 enne di mio cugino Australiano hanno abitato con me per un periodo di ferie… Sentire il loro dire non sarebbero tornate in Australia… vivono in periferia di Sydney, ho vista la loro casetta, attraverso Google Earth, in affitto, come dice Manuel singola con giardino, molto bella, ma per i loro stipendi impossibile da comprare, il che pagano un affitto di 800 dollari australiani alla settimana!!!… da tenere presente che il dollaro australiano vale più di un euro e mezzo… l’ho sentita esattamente due sere fa per WhatsApp e sta convincendo il marito a venire in Italia, visto che fa l’infermiera di sicuro trova lavoro… Le esperienze che ho io fuori dalla mia Treviso sono piacevoli se faccio il turrista ma sono veramente da prendere con le pinze se come ho provato: nel Sud Italia, in Francia, In Inghilterra e in Spagna; ti fermi a vivere almeno alcuni mesi, minimo 6, vengono a galla le vari differenze, che non dipendono solo dalla cultura ma proprio dalle necessità giornaliere, in tutti i sensi… Da quello che ho capito dalle mie cugine noi abbiamo la buona cucina, il vino e le riunioni familiari, il nostro stile di vita è più formale e strutturato rispetto all’Australia, con una forte enfasi sulla famiglia e le tradizioni locali,almeno quì a Treviso… Loro in Australia visto il costo della vita, preferiscono vivere il presente e consumando quel poco che gli rimane per divertirsi, non pensando al domani ben diverso da noi Veneti, cosa però che sta accadendo anche da noi… Sempre dalle loro parole le difficoltà di vivere in Australia porta molte persone che non c’è la fanno a diventare alcol dipendenti, come vedevo io quando andavo negli anni 1980 nei paesi dell’est, al contrario noi quì abbiamo la mafia, comunque la malavita che fa da padrona, in pratica sia noi che loro possiamo vivere una vita accettabile ma con differenze significative che dipende da persona a persona… un saluto a Manuel… ivano

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    1. Anch’io credo che vivere da turista sia una cosa diversa rispetto a chi vive stabilmente sul posto. In ogni caso, sono vivace mentalmente e pigra fisicamente, per cui sto bene dove sto, curiosando in giro per il mondo. Suppongo che starei bene in Giappone, metà tradizione e metà innovazione, oppure in Grecia ma non nella capitale. Vediamo se l’anno nuovo porta un po’ di … equilibrio e buon senso, da spalmare ovunque! Grazie, ciao! 👋

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  2. Ada, raccontando le storie di viaggio di Manuel, mi permette di condividere la sua esperienza in modo coinvolgente. Trasmette emozioni la descrizione dei luoghi visitati, della cultura della gente che incontra,ricordi che durano nel tempo.

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  3. avrei una cosa da chiedere a Manuel. Durante un mio viaggio in Australia stavo un giorno parlando con il nostro capogruppo. Diceva che aveva sistemato in una zona di una sua proprietà in campagna, un’area in cui ricevere gli amici per chiacchierare, fare pic nic e insomma passare piacevolmente il weekend. Ognuno avrebbe dovuto contribuire alla manutenzione del luogo. Cosa che non avveniva, si lamentava il capo. Comunque aveva deciso di chiamare quel posto “Camberra (o Canberra), nome molto adatto a suo dire. Infatti aveva saputo che in passato i nuovi venuti, presumo gli Inglesi, avevano dato questo nome alla città che avevano fondato, ritenendo che questo nome nella lingua dei locali significasse “luogo di incontro”.

    io ero intervenuto precisando che i locali avevano lasciato credere questo significato. Ma in realtà Canberra significa “seno di donna”.

    Ti lascio immaginare la reazione della moglie del capo…

    chissà se Manuel sarà interessato a indagare sulla faccenda.

    il mio viaggio in Australia è avvenuto circa 25 anni fa. Qualche sporadico contatto col capo era avvenuto ma nessun commento…

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  4. Sono contento di riuscire a trasmettere le emozioni di questo viaggio.

    Per wuanto riguarda Canberra, ti farò sapere Giancarlo! Potrebbe essere dato che ad esempio “kangaroo”, il canguro nasce come nome da un equivoco: i primi colonizzatori tentarono di chiedere agli abotigeni come si chiamasse quell’animale che saltava e che vedevano in grande quantità, ma questi non capendo nulla rispondenvano “kangaroo” che vuol dire “non ti capisco”. E il suo verso non lo saprei definire esattamente. Sono per lo più silenziosi però.

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