MAESTRI E MAESTRE

Anche se sono in pensione da un pezzo, continua ad attirarmi ciò che concerne il momdo della scuola, nel bene e nel male. Può darsi che si tratti di deformazione professionale, oppure che prevalga il desiderio di sentirmi ancora parte di un tutto che mi ha assorbita molto. Comunque sia, mi cattura l’articolo del settimanale Oggi, a cura di Valeria Palumbo: “Riscopriamo MAESTRI E MAESTRE che ci han fatto diventare grandi”. Arriva in edicola una nuova collana di biografie allegate al settimanale Oggi e al quotidiano Corriere della sera, lanciata per il centenario della nascita di Alberto Manzi (3 novembre 1924) che condusse la fortunata trasmissione Rai Non è mai troppo tardi. Le cinque uscite riguardano: Alberto Manzi, Mario Lodi, Gianni Rodari, don Lorenzo Milani e Maria Montessori che ci offrono “uno strumento per leggere il mondo in modo indipendente e non chinando la testa” secondo il pensiero dello scrittore Paolo Di Paolo. Di Alberto Manzi mi ricordo abbastanza, di Gianni Rodari ho usato le poesie a scuola con i miei studenti, di Maria Montessori conosco la vita di madre single e di educatrice non convenzionale. Di recente è uscito un film su di lei che vorrei vedere. In tempi difficili e complessi anche per la Scuola, ritengo che i suddetti “colleghi” abbiano ancora molto da insegnare. Pertanto plaudo all’iniziativa e prenoto in cartoleria la prossima uscita. Anche se non sono più in servizio, non ho smesso l’abitudine di confrontarmi e di imparare da maestri che la sanno lunga. Senza dimenticare quelli che mi hanno illuminato la strada, a cui ho dedicato le mie opere, disponibili a mio nome su Amazon: al professore di Italiano del Liceo Armando Contro Il Faro e la Luce e al maestro di quinta elementare Enrico Cunial Dove i Germogli diventano Fiori. Nella poesia che introduce il racconto, intitolata Bouquet paragono l’insegnante ad un giardiniere che ama e cura i suoi fiori. La riporto: I fiori sbocciano/nel pieno fulgore,/profumati alcuni/altri colorati/di semplice fattura/oppure elaborati./Ognuno della natura/un autentico capolavoro,/frutto anche/dell’attenzione/del solerte giardiniere/che li ama e li cura./Pure il maestro/agli alunni dedica/tempo e pazienza./Qual fiore, la sapienza/ha bisogno/di mente e di cuore.//Lunga vita agli insegnanti che lasciano il segno.

11 pensieri riguardo “MAESTRI E MAESTRE”

  1. Negli anni ’70, l’approccio all’istruzione era più tradizionale, con un’enfasi maggiore sulla disciplina e sugli insegnamenti frontali. Non c’erano le tecnologie che conosciamo oggi, e l’accesso all’informazione era molto più limitato. Nessuno mi aveva insegnata l’importanza della scuola, differentemente d’ adesso… Oggi, invece, le scuole sono più interattive e focalizzate sullo sviluppo delle competenze critiche e digitali. Le aule sono dotate di computer, tablet e lavagne interattive, e l’apprendimento avviene spesso attraverso progetti collaborativi e metodi didattici innovativi. Anche l’approccio all’inclusione e al sostegno degli studenti con bisogni speciali è notevolmente migliorato, vedo mio nipote che ha lasciato una scuola dove gli insegnanti erano anziani e l’ha cambiata con insegnanti più giovani sembra un mondo pino di sole… Ogni epoca ha i suoi pro e contro, ma è interessante vedere come l’istruzione si sia evoluta per rispondere alle esigenze della società moderna. Se potessi nascerei adesso… ivano

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    1. Il tuo pensiero positivo spero faccia breccia anche tra gli insegnanti…non più evergreen! Personalmente non credo che l’eccellenza dipenda dall’età, quanto piuttosto dall’atteggiamento mentale. Il livello culturale oggi, nonostante innovazioni e tecnologia non è tra i più invidiabili: come mai? Indigestione di dati e perdita di spirito critico? Quando il vaso è colmo, l’acqua trabocca!

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    1. Grazie! Sì, anche don Milani è stato un faro! Le sue Mettere a una professoressa hanno fatto storia: da non dimenticare.
      Ammetto che su Mario Lodi, su due piedi non saprei che dire, devo rivederlo… ho il vago ricordo di una trasmissione televisiva. Procurerò la sua biografia. Ciao, grazie! 🌸

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  2. Credo non ci siano più le condizioni per insegnare con tranquillità come una volta. Ricordo alle elementari bastava uno sguardo della maestra per ricondurre la classe all’ordine e al silenzio. Nessuno si permetteva di contestare. Un ragazzo disobbediente veniva rimproverato dall’insegnante e successivamente dai genitori. C’era collaborazione tra scuola e famiglia. Oggi nella scuola si respira un altro clima.

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  3. Aule di legno un gesso bianco maestre severe un compito a fianco…: era la scuola di un tempo ormai lontano dove l’apprendimento era un po’ più Severo piano piano… Oggi la classe è un mondo colorato, schermi e connessioni, Un futuro prepotente arrivato si impara facendo creando pensando la conoscenza, è un viaggio, non più un comando, non c’è più la maestra sola al centro… Ma una comunità che cresce un terreno fertile dentro le differenze… Si valorizzano si studiano insieme per costruire un mondo migliore un sogno che non è un enigma… ivano

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  4. bella la tua poesia. Hai ragione, siamo stati dei giardinieri che avevano cura di tanti fiori di ogni genere, alcuni splendenti altri più umili. Ma per noi erano tutti importanti e nessuno poteva essere lasciato indietro. Sì, a volte mi chiedo se qualcuno mi ricorda, se anch’io ho lasciato qualche segno nella loro mente, se hanno avuto occasione, mentre studiavano, di ricordare qualche insegnamento su cui avevo tanto insistito. Assolutamente fondamentale il modo di studiare, il chiedersi ogni momento il perché di quello che leggevano. Il divieto assoluto di imparare a memoria senza aver capito. Avevamo eliminato le formule e le definizioni, le costruivamo noi, loro le impostavano ed io intervenivo per correggere, suggerire, precisare. Metodo che scandalizzava qualche collega. Pazienza, siamo diversi. Gli alunni che hanno continuato a studiare si saranno ricordati di queste cose? Avranno continuato ad apprezzarle? Spero di aver lasciato qualche segno. La nostra professione è stata davvero bellissima. Mi sono chiesto tante volte perché ho deciso di fare l’insegnante. Non di rado mi abbandono un po’ all’ istinto più che alla ragione. È stata molto più travagliata la decisione di quale facoltà scegliere. E ancora oggi mi chiedo per quale motivo ho scelto Scienze biologiche. Per un motivo razionale no di certo. In liceo non sopportavo questa materia e tutti gli anni ero rimandato. Ricordo che in seconda non avevo neanche comprato il libro, mi limitavo a farmelo imprestato ogni tanto. Ma all’universita’ che meraviglia! Indimenticabile l’emozione provata la prima volta che ho visto una cellula al microscopio, ed era solo l’inizio, si stava aprendo davanti a me un meraviglioso mondo nuovo. Beh, direi che sono andato un po’ fuori tema, ma anch’io sono stato un maestro, servendomi più del cuore che della ragione.

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    1. E hai fatto benissimo a far prevalere il cuore! Sono sicura che degli alunni ti ricorderanno e si ricorderanno della tua didattica innovativa. Forse la tua scelta iniziale non è stata ponderata, ma hai poi recuperato benissimo! La tua meraviglia al microscopio è poetica! Grazie per la mia poesia, ambito che trovo congeniale all’età che avanza. Ma dentro mi sento… addirittura ringiovanita! Scherzi dell’età? Sempre piacevole leggerti. Grazie, buon tutto!

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