Ragazzi respingenti

“Ragazzi respingenti” è l’espressione che sento usare da una specialista riguardo il profilo del 17enne, a giorni maggiorenne che a Paderno Dugnano (MI) ha massacrato la famiglia, la notte del 51esimo compleanno del padre. L’espressione è al plurale perché coinvolge diversi adolescenti autori di aggressioni e/o atti delittuosi, purtroppo frequenti. Evito di esprimermi sul tragico fatto, che concentra l’attenzione sull’autore, relegando nell’ombra le vittime: padre, madre, fratello 12enne. Rifletto sull’aggettivo ‘respingenti” che potrebbe aiutare chi ha a che fare con adolescenti difficili, quando non pericolosi, per se stessi e per gli altri. Premetto che non ho alcuna ‘patente” al riguardo, le mie sono considerazioni da mamma, insegnante e cittadina. Un altro aggettivo andrebbe sostanziato di esempi, quel ‘fragilissimo’ riferito al giovanissimo assassino, accomunato a ‘intelligentissimo’ quasi un ossimoro, figura retorica che combina due qualità in contrapposizione. Una stranezza che fosse stato rimandato in matematica dove eccelleva, tanto che la madre lo chiamava: “Il mio piccolo Einstein” che adesso sembra una beffa. Gli opinionisti dicono che per forza il ragazzo doveva aver dato segni di malessere per rimediare al suo stato, compiendo una strage premeditata anche nell’ora che non consentisse alle vittime, suoi affini di difendersi dalle 68 coltellate. I nonni hanno chiesto di vedere il nipote, nonostante siano stati privati di figlia, genero e nipotino: ammirevoli, grandiosi. Non so se e come sarà possibile recuperare questo acerbo assassino che ha tutta la vita davanti per farlo. Un esperto sentito per televisione ha definito il suo atto “suicidio senza fine”. Alle vittime cadute sotto i suoi fendenti è stata tolta ogni qualunque possibilità.

6 pensieri riguardo “Ragazzi respingenti”

  1. Ieri sera ne parlavo con la nostra collega.Roberta B.Mi diceva che le nuove classi hanno pochi elementi di eccellenza, poi i vari certificati non gravi e i più sono scadenti.

    A me è venuto in mente il termine dialettale “crui”,i se crui. La collega l’ha trovato appropriato.Altro non so dire.

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  2. Non ho parole di fronte a tanto orrore,mi tornano alla mente i vari delitti commessi negli anni scorsi da parte di figli- figlie assassini per non chiamarli mostri.

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  3. Non ho parole di fronte a tanto orrore,mi tornano alla mente i vari delitti commessi negli anni scorsi da parte di figli- figlie assassini per non chiamarli mostri.

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  4. Faccio fatica a capire che cosa sta succedendo agli adolescenti… Ho due nipoti uno di 17 e l’altro di 22 anni, ma nemmeno lontanamente ho notato in loro dei comportamenti analoghi a quello che sento e vedo… La cosa mi preoccupa molto, anche perchè a quell’eta tra i 13 e i 18 anni gli interessi dovrebbero essere completamente lontani dal manifestare comportamenti violenti… Quando ero ragazzo non avevo alcuna possibilità in quanto mio padre non poteva neanche comprarmi la bicicletta, ho dovuto fare gli ultimi due anni di maturità da esterno Studiando il sabato e la domenica; adesso hanno tutto e senza sforzo, cosa che presumo incida molto sulla formazione. Attualmente sono sopportati dalle famiglie che li vedono da entrambi i genitori, direi più maturi di loro stessi, in quanto sanno usare alla perfezione internet e i genitori, molti, devono appoggiarsi ai figli, le uniche cose che vogliono, la maggioranza, è il divertimento, che è logico e naturale ma dovrebbe essere anche condizionato dalle possibilità, invece da quello che capisco sta diventando un diritto… Assolutamente è nel loro diritto: serate che tornano a casa al mattino, concerti diventano il massimo della vita in più purtroppo c’è l’alcol diventato una loro immagine di super ragazzi, comprese le ragazze e purtroppo la droga che non manca mai… Tutto questo evade da manifestazioni sportive, luoghi di aggregazione, attività ricreative, che dovrebbe essere il sistema pubblico ideale… Allora il problema è la famiglia in primis; la società che non da possibilità creando nei ragazzi  la rabbia, la frustrazione ma anche tanta solitudine, la mancanza di comunicazione con i genitori vuol dire mancanza di modelli, mi ricordo che da ragazzo volevo diventare come mio padre… certamente sono molto deluso invece che migliorare stiamo peggiorando… ivano

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