Intelligenza artificiale e intelligenza umana

“L’intelligenza artificiale fa passi da giganti. È di quella “normale”, purtroppo, che si stanno perdendo le tracce”: sono le parole che chiudono l’articolo di Massimo Giannini, dal titolo 3 euro e 3.336 miliardi dove confronta la morte del bracciante indiano Satnam Singh e la Nvidia, azienda tecnologica statunitense, il cui titolo ha raggiunto il più alto valore in Borsa di tutti i tempi. Rinvio il lettore a pag. 9 del settimanale il venerdì per l’analisi del testo, preferendo soffermarmi sulla chiusura. Di questi tempi si parla spesso di intelligenza artificiale, lo hanno fatto anche la premier Giorgia Meloni e Papa Francesco al G7 di recente, prima Bill Gates e altre persone importanti. Come per tutte le rivoluzioni – si pensi a quella industriale – porta con sé luci e ombre, bisognerà saperne fare buon uso. Sull’intelligenza normale sarebbero utili controlli, sostegni, fors’anche delle esercitazioni per non darla scontata o acquisita. Mi soffermo sul fatto di cronaca successo a Venezia con protagonista un 21enne, rimasto vittima di un atto di leggerezza: ha dato un calcio a una porta di vetro nel cantiere dove lavorava e un vetro gli ha reciso l’arteria femorale, morendo dissanguato. Certo Marco Salvagno non pensava che sferrare un calcio alla porta di vetro avrebbe provocato tanto disastro, ma è risaputo che il vetro è fragile. Forse voleva togliere di mezzo un ostacolo, senza andare per il sottile. Se è andata così, ha pagato molto cara la sottovalutazione del pericolo. Come la sua, tante tragedie potrebbero essere evitate, usando un po’ di più la testa, l’intelligenza che nel suo stesso etimo significa ‘intus legere’ cioè leggere dentro le cose, evitando almeno qualche effetto collaterale nefasto. Non tutto si può evitare. Ma l’intelligenza umana può dare una grande mano.

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