Dante censurato

Povero Dante! Si rivolterà nella tomba, se gli arriva la voce di essere stato scavalcato da Boccaccio nell’ora di Letteratura alla Scuola Media Felissent di Treviso. Un putiferio nato perché due studenti di fede musulmana – per meglio dire i loro genitori – hanno rifiutato la scelta dell’insegnante orientata a proporre alla classe la conoscenza della Divina Commedia (perché Dante mette Maometto all’inferno). Povera collega, che si trova tra le mani una patata bollente e non ha certo previsto il polverone scaturito. Adesso si è mosso il M inistro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, e vai con l’ispezione. Leggo sul quotidiano che l’insegnante, cui va la mia umana comprensione è in malattia. Suppongo che i due studenti e i loro genitori contrari al padre della letteratura italiana maneggino la moneta da due euro che da un lato ha il famoso ritratto dipinto da Raffaello, in qualche modo venuto alle mani non per combattere, bensì unire culture diverse grazie al capolavoro dantesco. A titolo di cronaca, dopo un assaggio alle medie, le tre cantiche Inferno, Purgatorio e Paradiso mi accompagnarono per i primi tre anni delle superiori, facendomi fare una indigestione di versi (l’intera opera conta complessivamente 14233 versi) che spostò la mia preferenza sul Boccaccio, l’altro grande del Trecento insieme con il Petrarca. I gusti cambiano e non si discutono. Nel caso salito alla ribalta della cronaca, il punto è un altro e mi interrogo: è integrazione sottostare al veto di alcuni utenti della scuola sull’uso di opere da parte del docente, cui viene peraltro garantita la libertà d’insegnamento? Una decina di anni fa, mi capitò di essere contestata dai genitori di un allievo marocchino, perché avevo dettato una poesia sul Natale. Era mia abitudine dettare una poesia ogni settimana, così ben presto sfumò il reciproco disagio. Non so se sia un caso, ma quello studente diede in seguito molti problemi di tipo disciplinare. Adesso è adulto e mi auguro si sia integrato davvero. A questo nobile scopo dovrebbe servire la letteratura.

10 pensieri riguardo “Dante censurato”

  1. Ancora una volta dobbiamo essere noi a sacrificare la nostra cultura e non loro ad adeguarsi. Non lo trovo giusto!!! Sono indignato!!!

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  2. Queste siruazioni sono sempre tristi da constatare. Mettono in evidenza una comprensione troppo letterale delle faccende e non il resto, dal contesto storico alle differenze di pensiero. Implicano anche un dubbio che dall’altra parte ci sia lo stesso bigottismo e dunque un voler deridere l’altra cultura conbcui si sta convicendo. Triste, sempre e comunque, qualsiasi siano le parti in causa.

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    1. Il contesto storico non è un dato marginale, hai fatto bene a sottolinearlo. Temo anch’io che dietro le quinte ci sia del pregiudizio culturale, se non peggio. La cultura è un bene transnazionale che dovrebbe unire…ma ahimè succede poco. Grazie della testimonianza, arrivederci! 🙂

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  3. Dante è un pilastro della lingua italiana. Con che coraggio due genitori che mandano a scuola in Italia il loro figlio osano contestare le radici della cultura del paese che li ha accolti? Queste cose non devono succedere. Non si discute sullo studio della cultura di un popolo.

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