Arte e Fede

Di prima mattina seguo il programma A Sua Immagine che anticipa la visita del Pontefice a Venezia. Verso le nove seguo la diretta. Il Santo Padre, visibilmente affaticato si rivolge alle circa ottanta detenute del carcere femminile della Giudecca che ospita il Padiglione vaticano alla 60esima Biennale Arte di Venezia, intitolato “Con i miei occhi”. Un incontro con l’arte, la fede e gli ultimi, recuperato da Paolo VI e Pio X che sottolinea il rapporto privilegiato tra cristianesimo e arte. Centrale il passaggio di Papa Francesco che afferma: “L’artista è un bambino” e agli artisti dice: “Siete occhi che guardano e sognano”. Il carcere diventa un cantiere della ricostruzione e le opere d’arte sono finestre senza sbarre. L’arte è un veicolo di bellezza con molte declinazioni. Dirompente la sua importanza nel sociale quando diventa metafora della guerra, della disabilità, dell’emarginazione. Tra l’altro, il tema della Biennale di quest’anno è “Stranieri ovunque” che la dice lunga. Presenti Nordio, Zaia e altri notabili, vedo il pellegrinaggio composto delle detenute e dei molti ospiti che omaggiano il Santo Padre. Intuisco le dolorose storie che hanno portato le detenute in carcere, trasformandone diverse in artiste. Mi piace molto il concetto dell’arte come riscatto e motivo di elevazione. In ogni individuo c’è sete di bellezza e la bellezza può fare miracoli. Il problema è mettersi in ascolto e non lasciarla scappare quando ci passa davanti. Superfluo ricordare che l’Italia è unica al mondo per il suo patrimonio artistico con ben 59 siti Unesco. Dopo la Salute e la Libertà, per me l’Arte è il più bel dono che ci accompagna nel variegato, e a volte tortuoso percorso della Vita.

6 pensieri riguardo “Arte e Fede”

  1. Pienamente d’accordo con te.Quando sei nell’arte si spegne o si attenua il pensiero negativo,i tuoi demoni li sfoghi là. E c’è il riscatto.Oggi il tempo bello ci regala un quadro meraviglioso.Ammiriamo!

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  2. dici bene, concetto di arte come riscatto e motivo di elevazione, anche in un carcere. Mi dispiace molto aver perso la trasmissione dal carcere della Giudecca. So che ci sono iniziative analoghe in altre carceri. Anni fa avevo assistito ad una di queste nel carcere maschile di Pisa. Un regista teatrale aveva elaborato un testo partendo da varie opere di Shakespeare, nientemeno. Ebbene, era evidente che la maggior parte dei carcerati/interpreti, certamente poco colti, stavano diventando consapevoli della loro condizione esistenziale di carcerati, prigionieri che si dibattevano nel loro labirinto mentale, con gesti concitati, con sforzi disperati nel tentativo di liberarsi degli opprimenti condizionamenti interiori, come una pesante materia che li circondava e incatenava. È stato uno spettacolo veramente coinvolgente. E il tutto partendo da Shakespeare, indirizzato a dei poveri e poco istruiti carcerati, ci rendiamo conto!! Il miracolo dell’arte come mezzo di elevazione.

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    1. Dici bene anche tu. Mi risulta che sia stato girato un corto tra le donne del carcere che mi auguro si possa vedere da qualche parte. Una mia collega ha insegnato nel carcere di Treviso per almeno dieci anni, toccando con mano la miseria umana e non. Però fece partecipare gli ‘allievi’ ad un concorso letterario ed uno vinse: scrittura terapeutica e salvifica. Ti auguro una serena serata e oltre. Ciao! 🤝

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