Profumo di casa

Mentre faccio la mia ultima colazione in clinica, tra il caffelatte e le fette biscottate ci sono le immancabili confetture, una di ciliegie che mi riporta a casa: mi chiedo come starà il mio albero da frutta, fotografato durante la splendida fioritura. Forse quest’anno gusterò i prelibati frutti, se le piogge abbondanti non hanno compromesso l’impollinazione, o se le formiche non daranno filo da torcere alla nascita delle ciliege. Durante il mio soggiorno, camuffato da “vacanze sanitarie’ ho pensato spesso a casa, che è la mia destinazione preferita. In passato non pensavo che mi sarei affezionata tanto a dove abito, inteso come ambiente e come casa di proprietà. Se non erro, mi risulta che l’Ariosto avesse fatto affiggere all’ingresso di casa sua la scritta ‘Parva sed apta mihi’ = Piccola ma adatta a me che adotto anch’io, modificando l’aggettivo ‘parva’ in ‘vasta’ perché la mia non è affatto piccola ed anzi più che abbondante per una persona sola al momento, sebbene ne abbiano goduto mamma e figlio. Magari in futuro tornerà ad essere ripopolata, ma adesso è il regno su misura mia e dei miei ‘conviventi’: gatti, fiori, uccellini. Ogni angolo esterno reca la mia impronta ed anche l’interno è distribuito secondo le mie esigenze, che sono quelle di una scrittrice del quotidiano e dell’attualità, come emerge dal mio blog verbamea. Di primo pomeriggio sarò a casa: potrò tornare a coccolare i miei gatti, fotografare i miei fiori, respirare il profumo delle mie cose. Sono tornata: avvolgente il profumo del glicine. Se non è delizia questa…

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