Mostra a Villa Adriana

“Io sono una forza del passato’ è il titolo della mostra organizzata a Tivoli, a Villa Adriana sull’imperatore Adriano (durata dell’impero 117- 138 d.C ). Me lo ricorda la trasmissione Geo in onda di pomeriggio sul terzo canale durante la quale osservo una carrellata di busti – 8 – sull’importante imperatore. Successore di Traiano, fu uno dei ‘buoni imperatori’ secondo lo storico Edward Gibbon. Antonino Pio fu suo figlio e quel ‘Pio’ deve significare qualcosa. Grande estimatore della cultura greca, nella villa che fece costruire a Tivoli riprodusse i monumenti greci che amava di più e trasformò la sua dimora in museo. Inoltre ordinò di edificare molti edifici pubblici in Italia e nelle province: terme, teatri, anfiteatri, strade e ponti. La sua politica fu volta soprattutto al consolidamento delle frontiere dell’impero, allora alla sua massima espansione. Ma fu anche architetto, musicista, letterato, qualità quest’ultima che mi intriga. Noto per la sua eloquenza, è ritenuto uno degli uomini più talentuosi di tutta la storia romana. Artista e principe, provinciale per nascita – era nato nell’attuale Andalusia – romano per cittadinanza, ateniese per elezione incarnò le varie anime del mondo antico: latine, elleniche, mediterranee. Sul letto di morte, nel 138 a 62 anni compone dei versi resi famosissimi da Margherite Yourcenar che trovo stupendi: “Piccola, anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora ti appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti”. Memorie di Adriano è il romanzo di Margherite Yourcenar, pubblicato la prima volta nel 1951 che merita di essere letto e riletto.

13 pensieri riguardo “Mostra a Villa Adriana”

  1. La cittadina di Tivoli ho avuto occasione di visitarla, mi ricordo che è costruita in una collina e non è possibile non capire quanta storia sia immersa al suo capezzale. Quanto mi piacerebbe poter attivare la macchina del tempo e farmi portare nelle epoche dei primi anni dopo Cristo… Non mi interessa come vivevano gli imperatori Ma come Viveva la gente normale; Mi immagino alla mia età in quel periodo dove la medicina era basata credo sulle erbe e probabilmente anche sugli incantesimi… Sicuramente l’igiene personale e la salute pubblica erano molto molto limitati, probabilmente sarei stato uno schiavo al servizio del ricco che mi dava da mangiare è un tetto sulla testa… Credo che Roma a quel tempo sia stata una delle città più grandi. Da quello che mi ricordo addirittura aveva gli stessi abitanti che ci sono adesso circa un milione di persone… Teneva piede l’agricoltura… Mi piacerebbe sapere che strumenti usavano sicuramente rudimentali e la comunicazione come si svolgeva ??? Sicuramente la letteratura romana e greca era presente ma soltanto per chi poteva e chi sapeva leggere, ma credo che l’arte era presente anche nei poveri in quanto mosaici e sculture affreschi erano presenti in tutte le case e i templi… probabilmente era una vita molto molto più tranquilla non so quanto più serena e non so se migliore ma sicuramente all’infuori della visione che abbiamo e che stai dando di questo Imperatore… Ivano

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    1. Beh, l’imperatore Adriano è stato attenzionato da storici che gli hanno riconosciuto una eccezionale taratura. A me basta che amasse la cultura greca, come la sottoscritta. Allora anche la plebe non stava malaccio e molti schiavi, apprezzati diventavano liberti, cioè liberati. Quanto al viaggio nel tempo, puoi sempre farlo sulle ali della fantasia o tramite qualche videogioco. Ciao! 🖐️

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  2. La figura dell’ imperatore Adriano è molto interessante anche per me. Vorrei parlare del Vallo di Adriano lungo il quale ho fatto un trekking qualche anno fa. È tuttora in buone condizioni ed è di grande interesse, arricchito da siti archeologici ed anche da un museo presente presso una delle porte. Chiedo scusa ma in questo periodo di tempo proprio non riesco a dilungarmi. Prometto di farlo con cura più avanti.

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  3. Non ho.mai letto “Memorie di Adriano”, considerato il capolavoro di Marguerite Yourcenar.
    So che il romanzo è stato tradotto in 40 lingue ed è stato concepito come una lettera che Adriano sentendo arrivare la morte scrive a Marco Aurelio per raccontargli la propria vita e si conclude con questa frase “Cerchiamo di entrare nella morte ad occhi aperti”

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