“Est modus in rebus”

“Est modus in rebus” (ci vuole misura nelle cose) è una celebre citazione che si trova nelle Satire del poeta latino Orazio (Venosa, 8.12.65 a.C. – Roma, 27.11.8. a.C), quello del “Carpe diem” (vivi alla giornata), per intenderci. Mi serve come premessa – e anche come personale commento – alla notizia sentita durante il telegiornale delle 7.20 stamattina: In Giappone si sta diffondendo una generazione silenziosa. Detta così sembra un dato positivo, ma la spiegazione evidenzia ansia dei giovani, difficoltà di comunicazione, disconnessione… comportamenti riconducibili all’uso esagerato del cellulare. La giornalista chiede allo specialista in collegamento se il fenomeno si possa diffondere anche da noi e come contenerlo. Sono note delle affinità tra Italia e Paese del sol Levante, che io trovo assai affascinante per il connubio tra antico e moderno; mi sorprende una risposta – del tutto disattesa dai grandi – di non dare il cellulare in mano ai figli prima della terza media. Caspita, siamo molto anticipati, se lo regaliamo già per la Comunione e/o Cresima, come mi scrivevano nel compito i miei ex alunni anni fa. Nel mentre temo che le cose siano anche peggiorate. Altro da evitare: usare lo smartphone durante il “convivio” del pranzo o della cena, oppure camminando per strada, con la testa abbassata sullo schermo, anziché sui pedoni e sulla viabilità. “O tempora o mores!” (o tempi o costumi) direbbe Cicerone che io traduco liberamente in “Buona educazione dove sei?”. L’ esercizio della virtù faceva acqua anche allora e sembra che il tempo trascorso – in bene e male – non sia servito granché. Mi verrebbe da fare un’altra famosa citazione sulla storia, ma la lascio immaginare al lettore. Concludo con un augurio: niente tecnologia sotto l’albero. Magari un manuale di galateo oppure un classico, sempre attuale.

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