Petrarca al Tar

È inevitabile che presti attenzione agli articoli che riguardano la scuola, essendo stata la scuola il mio ambiente di lavoro. Qualcuno può considerarla deformazione professionale e non mi disturba. Pur non essendo nostalgica, continuo a nutrirmi di ciò che ruota attorno a “Dove i Germogli diventano Fiori” per citare il titolo del mio ultimo impegno letterario (disponibile su Amazon). Sta di fatto che stamattina, durante la lettura del CORRIERE DELLA SERA, a pag. 20 mi attrae l’articolo Quei versi di Petrarca che bloccano il Tar (e la cattedra dei prof) di cui sintetizzo il contenuto: cinque candidate bocciate al concorso ricorrono al Tar per “Domanda equivoca”. La 31esima domanda della prova scritta del concorso 2020, svolto a marzo 2022, in riferimento alla Canzone del Petrarca “Chiare, fresche et dolci acque” chiedeva qual è la seconda parte della strofa: Qual fiore cadea sul lembo oppure qual su le trecce bionde. A parte che mi sembra un cavillo, tornata a casa dal bar ho ripreso in mano l’antologia della letteratura italiana e mi sono riletta il componimento ritenuto ai vertici della poesia mondiale, dove il poeta immagina Laura in mezzo a una pioggia di fiori. Che poi questa donna sia veramente esistita oppure creata dalla fantasia del poeta non sposta di una virgola lo stupore che producono i versi. Mi immedesimo nelle colleghe del concorso e rispondo che, secondo i miei calcoli, la risposta è Qual fiore cadea sul lembo dato che è il verso n.7, giusto a metà della strofa che ne contiene 13. Però è peccato fare questi conticini che distraggono dall’alta poesia, soffusa di dolcezza e malinconia del Petrarca che osserva il mondo non più attraverso la lente della religione – come fa l’uomo medioevale – ma obiettivamente, con i suoi interessi e i suoi valori. Riporto tutta la strofa, a beneficio dei lettori. Da’ be’ rami scendea/(dolce ne la memoria)/una pioggia di fior sovra ‘l suo grembo;/et ella si sedea/umìle in tanta gloria,/coverta già de’ l’amoroso nembo./Qual fior cadea sul lembo,/qual su le trecce bionde,/ch’oro forbito e perle/eran quel dì a vederle;/qual si posava in terra e qual su l’onde;/qual con un vago errore/girando parea dir: – Qui regna Amore -.

9 pensieri riguardo “Petrarca al Tar”

  1. Sono andato a rileggermela
    Superlativa, emozionante
    Immagino il Francesco Petrarca nel 1300 D.C che osserva ad un’età avanzata la sua giovane Laura che andava a tuffarsi nel fiume e gli trasmetteva un’immagine splendente come una stella e la ammirava estasiato.
    In quei tempi spero e presumo che c’era una libertà di piacere verso l’altro sesso, sia maschio che femmina che derivava dalla cultura Greca e Romana, basta guardare le statue che ci hanno permesso di apprezzare, poi è arrivato il cattolicesimo che proprio in quel periodo erano accusati di empietà e di ateismo perché adoravano un Dio diverso ed invisibile al posto degli idoli pagani, mi piacerebbe non poco entrare in quella fase di esistenza.
    Certo che il Petrarca aveva un’ anima, un pensiero, una visione che a dire poetica è niente, sicuramente era tuffato, sprofondato, compenetrato dalla bellezza, sicuramente a vissuto più vite
    Per le ragazze sospese dal concorso non sono in grado di dare opinione, ma la poesia è impetuosa meglio trascinante è un turbinio di piacere infinito

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    1. Sono contenta di avere suscitato curiosità verso un grande che tra l’altro visse gli ultimi anni e morì vicino a noi, ad Arquà Petrarca, luogo rasserenante. Quando vide Laura (ma molte sono le candidate) era piuttosto giovane, sui trent’anni e lei morì presto, tanto che la sua raccolta di poesie si divide in due parti: con Laura in vita e dopo la sua morte. Certo che restare nella memoria di un uomo tanto a lungo è segno di invidiabile amore. Temo che non succeda più, ahimè! Ciao uomo sensibile! 🖐️

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  2. “Chiare, fresche et dolci acque”.È la canzone dove Petrarca esalta l’amata Laura e la natura. Vuole esaltare la bellezza della donna amata e il luogo che fa da sfondo alla vicenda. Bellissime parole.

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  3. “Chiare, fresche et dolci acque”.È la canzone dove Petrarca esalta l’amata Laura e la natura. Vuole esaltare la bellezza della donna amata e il luogo che fa da sfondo alla vicenda. Bellissime parole.

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    1. Non a caso è un testo famoso dove la donna non è più ‘angelicata’ ma finalmente umana. Infatti il Petrarca è portavoce di una sensibilità nuova che introduce il movimento dell’Umanesimo. E ci sta bene! Grazie, ciao!

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