Casa, dolce casa

Parva sed apta mihi (piccola ma adatta a me) è una citazione dalle Satire di Quinto Orazio Flacco riferita alla sua casa, ma è anche l’iscrizione posta sulla facciata della propria casa da Ludovico Ariosto nel 1525 quando si stabilì a Ferrara, di ritorno dalla Garfagnana dove era governatore. L’ ho presa alla larga per rendere omaggio alla mia casa (che non è parva/piccola ma piuttosto lata/vasta) dove mi sono trasferita 23 anni fa come oggi, il 24 giugno del 2000 da Possagno, dove occupavo un appartamento in affitto (lo dico anche nell’episodio Traslochi, a pag.39 del mio ultimo lavoro Dove i Germogli diventano Fiori, disponibile su Amazon). L’ evento va sottolineato perché prendevo possesso di un bene immobile importante, frutto dell’impegno economico di tre persone: la sottoscritta, mia madre e il padre di Saul. L’investimento non era nei miei progetti, tanto che ho vissuto piacevolmente in affitto per vent’anni, ma si è delineato opportuno con la nascita di mio figlio, che lo erediterà. Ho affrontato un mutuo di 15 anni e all’inizio è stata dura, anche perché le spese di manutenzione si sono rivelate una novità impegnativa. Ricordo – ora con un sorriso – che contavo le monetine, sperando mi bastassero fino al successivo stipendio, peraltro gravato dalla detrazione del quinto, oltre che dalla rata del mutuo, prelievo percepito come una lunga malattia. Adesso mi sto godendo un benessere che non è solo materiale, perché frutto del sacrificio e della convergenza di un trio affiatato. Col senno di poi, credo che ho anche rischiato, ma si sa “Chi non rischia non rosica”. Adesso la mia casa è il mio rifugio, il mio porto di quiete, il mio eden. Non pensavo mi ci sarei affezionata, ma è successo e me ne occupo in prima persona, sentendomi domina/padrona di casa…regina! Non c’è che dire: il latino aiuta parecchio a sottolineare l’importanza del ruolo della casa, come bene materiale e sede degli affetti.

7 pensieri riguardo “Casa, dolce casa”

  1. La casa per quanti povera sia è sempre casa a chi la abita e, quando ci allontaniamo comprendiamo che la felicità si trova nell’intimità che essa ci offre.E’ il luogo che racchiude i nostri affetti più grandi, è il nido della famiglia dove si gustano.le gioie più care. Sono affezionata alla mia casa, frutto di rinunce e tanti sacrifici e ad essa sono affidati tanti ricordi.

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    1. Siamo sulla stessa linea, Francesca! Io mi sono affezionata alla casa da quando sono in pensione e adesso me ne occupo in prima persona…come fosse una persona! Il tuo giardino è vario e interessante, curato e accogliente. Le ortensie poi sono una meraviglia celestiale, riservate a chi può girarci intorno. Infine, gustare un aperitivo sul tuo terrazzo, con l’effluvio dei gelsomini da sotto è…la ciliegina sulla torta! Benvenuta nel blog! Alla prossima!

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  2. Tra i fiori primaverili più belli per me sono quelli dell’albero del ciliegio, simbolo di primavera imminente che quando arriva bisogna celebrare riempiendo il balcone e il terrazzo con dei fiori che con la loro varietà ed esplosione di colori decorano le aiuole e i giardini e richiamano subito alla mente le belle giornate, il caldo, il sole….praticamente l’estate.

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