IL CORRIERE di lunedì contiene due articoli su cui mi soffermo, in qualche modo collegati, oltre che vicini nello spazio del quotidiano: uno di cronaca nera a pag. 17, mentre quello a pag. 19 è un’intervista a Paolo Crepet. Entrambi legati dal filo comune della incomunicabilità. Ora spiego. Nel caso di cronaca successo nel Casertano venerdì scorso, l’imprenditore 48enne Giovanni Sasso rimprovera due giovinastri che mangiano noccioline davanti al suo autosalone, lasciando cadere i gusci per terra: in risposta non riceve un auspicabile “scusi” bensì un pugno dal 17enne che lo fa cadere rovinosamente, con grave trauma cranico e conseguente morte. Nell’intervista alla pagina successiva, il noto psichiatra invita i genitori a non calarsi nei panni dei figli e ad usare autorevolezza nell’esempio educativo. Che è poi il concetto espresso da Massimo Gramellini nella rubrica IL CAFFÈ di stamattina, con l’articolo intitolato “Non sono tuo amico”. Prima di procedere, mi viene spontaneo emettere un sospiro di condivisione e di preoccupazione, alimentato dalle difficoltà delle mie colleghe impegnate in esami, oppure nella consegna della scheda, alias pagella. Qualche genitore se la prenderà con il Consiglio di Classe se il figlio non è stato ammesso alla classe successiva, perché delegare è più semplice che fare un po’ di sana autocritica. Spianare la strada ai pargoli, impedendogli di apprendere anche dagli insuccessi è una scelta genitoriale diffusa. Eppure la fatica è indispensabile per crescere. Come studente mi sono sempre arrangiata, ho faticato soprattutto al Ginnasio con una crisi da cedimento psico-fisico al penultimo anno. Non ricordo comprensione da parte dei miei genitori: studiare era affar mio e loro erano impegnati in altri ambiti. Se fossi stata un maschio, mio padre si sarebbe occupato di me, per…investirmi con le sue passioni sportive. Comunque, a testa bassa il giorno della Laurea (30.11.1976) mi regalò una coppa, dono originale per me, assai diffuso tra i suoi amici motociclisti. Come madre avrei voluto essere amica di mio figlio, ma l’ho evitato, persuasa che non sia una buona cosa. Adesso che è adulto, spero che me l’abbia perdonato.

Sono d’ accordo con chi dice che i genitori sono immaturi e con questo come fanno ad educare i figli? E questi sono i risultati…… 🤔🤔🤔
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Competizione malsana tra generazioni diverse! Mi pare che nel nord Europa escano di casa a 18 anni con le chiavi in mano! Sarà per la prossima vita! Buon caldo pomeriggio 🖐️
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Si dice che l’importanza dell’insegnamento è legata ai valori, per me non ha molta importanza, li vedo come dei centri sociali dove la comunità cerca di vivere con minore conflittualità. Prima della rivoluzione Francese i valori erano che l’inferiore ubbidiva al superiore, era il re e proprietari che comandavano; poi è arrivata la cittadinanza, come quando eravamo piccoli noi e si rispettava il medico, il prete e i genitori compresi i nonni, elementi importanti. Adesso la parola genitoriale è valida sino ai 3/4 anni, dopo si accontenta in tutto il bimbo in modo che non disturbi e non pianga o si ribelli. Quando incomincia la sessualità si interrompe il sistema accontenta per evitare la rottura di tranquillità non c’è più genitori e figli ma amici miei. Fino all’età 11/12 anni dovrebbero parlare tanto con i figli, leggere storie, giocare insieme. Vedo quando sono insieme con i bambini di 7 lei e 10 lui giochiamo sempre sia fisicamente che mentalmente, con i genitori mai !!! Parlando e giocando molto con loro sin da piccoli si arriva all’età della sessualità che non parleranno più con i genitori ma in loro rimangono un riferimento per un dialogo possibile che ricomincerà penso intorno ai vent’anni, come ho visto mio nipote più grande. A 12/13/14/15/ecc la razionalità sono pulsioni sessuali e poco di razionale, parlo della mia infanzia: l’esemplare è l’esempio dei genitori che se danno una visione di sicurezza di sovranità il ragazzo/a rimane concreto altrimenti se i genitori sono amici addio alla concretezza, anzi ha la supremazia la ribellione.
Assolutamente non si diventa amici dei figli, e invece succede che i genitori hanno paura dei figli e dicendo dei no credo abbiano paura che facciano peggio di quello che fanno. Da tenere presente che i genitori soprattutto hanno la loro vita, con lavoro insicuro, con la voglia d’apparire, con rapporto con il coniuge sempre più difficile… Sabato siamo andati Odissea a ballare, da rendersi conto delle coppie non stabili, più della metà ” così ad occhio”
La realtà è che i figli hanno bisogno di modelli e li cercano anche se non si rendono conto e non lo riconoscono ma se non li vedono sui genitori li trovano sui social e i social li conosciamo
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