E(state) a casa

Oggi è l’ultima domenica di primavera. Per la settimana prossima è anticipato il gran caldo: tutto nella norma, purché ci vengano evitati gli effetti collaterali legati all’afa. Dal solleone dovremmo avere imparato a difenderci. D’abitudine io mi sposto di mattina e mi riposo al pomeriggio, al riparo sotto il frondoso glicine o dentro casa, protetta dai due portici, uno a est e l’altro a ovest. Dell’estate mi disturbano i rumori, tipo il rombare dei motorini truccati, l’abbaiare fastidioso di alcuni cani, le tosaerba e le seghe in attività, mentre mi rilassa il ronzio degli insetti laboriosi come i bombi e le api. Il discorso cambia per zanzare e pappataci, al momento poco numerosi. Amando il silenzio, posso contare sulla discreta compagnia degli ospiti del vicino camposanto che talora diventa luogo chiassoso per incontri ravvicinati di scooter e biciclette, sebbene il paese disponga di un campo sportivo. Il rovescio della medaglia stagionale che apprezzo è rappresentato dalla luce, dal caldo, dai colori dei fiori, dalla verdura e dalla frutta che posso gustare a metro zero. Sto vigilando sulla maturazione di lamponi e mirtilli, ma mi dovrò accontentare di qualche albicocca, perché il mio generoso albero quest’anno si riposa. Com’è giusto, d’altronde, visto che c’è un momento per tutto, pausa compresa. Tra i progetti mi a breve termine c’è una puntata alle terme di Bibione con Lucia e Adriana, e imprimere una accelerazione al romanzo iniziato un anno fa. Non sento il bisogno di allontanarmi da casa dove ho tutto ciò che mi serve: spazio, piante e fiori, angoli ombreggiati, gatti (anche quelli dei vicini ), canarini, merli e tortore vaganti. Come ha rilevato Lisa, la mia natura un po’ solare e un po’ lunare ha bisogno di stimoli contrapposti che si armonizzano nel mio habitat. Del resto lo dico nella poesia Il mio eden, a pag. 61 della mia silloge Natura d’oro (disponibile su Amazon) che inizia così: Da piccola sognavo/ una grande casa./Da grande il sogno…

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