Pietà, sentimento raro

Oggi non c’è verso di farmi aiutare dal web per scrivere il mio quotidiano post. Provo a cercare notizie, ma sullo schermo del computer leggo ‘impossibile collegarsi al sito’ perciò consulto il calendario, anzi i calendari perché ne ho più di uno in giro per casa, retaggio di quando ero in servizio e super affaccendata. Vedo che è San Roberto e il compleanno di Marta. Intanto auguri alle Roberta che conosco, dato che non esiste la forma femminile del nome ed altrettanti auguri a chi lo porta al maschile (per pignoleria, mi risulta ci sia anche un san Roberto Bellarmino il 17 settembre), poi mi sposto sul compleanno odierno di Marta, entrata a gamba tesa tra i miei contatti speciali, per le qualità che le riconosco: simpatica, gentile, servizievole. Quest’ultimo aggettivo è raddoppiato per il numero di persone che cura e accudisce, macinando chilometri e dedicando loro non poco tempo. Qualche volta ci scambiamo ‘doni’ fatti in casa: io muffin e lei uova dal guscio bianchissimo. Spesso mi invita a bere il caffè a casa sua, mentre lei si ferma al cancello di casa mia, perché è di passaggio verso il dovere dettatole dal cuore. Ammiro il suo spirito di servizio, piuttosto latitante altrove. Marta impersona la pietà, sentimento poco di moda. Ma spero di sbagliarmi. Se necessitata ad occuparmi come lei di un familiare anziano e/o di un amico in difficoltà, il suo impegno mi sarebbe di riferimento e di aiuto. Penso che molti volontari siano impegnati in vari ambiti con lo stesso spirito, basti pensare ai molti giovani e meno giovani attivi nelle zone alluvionate dell’Emilia Romagna. Perciò l’augurio più calzante che posso fare a Marta è di custodire la sua umanità, sperando che il suo esempio non rimanga circoscritto. Auguri di cuore, Marta! 🥂

6 pensieri riguardo “Pietà, sentimento raro”

  1. Certo la passione per fare del bene sarebbe una luce che illuminerebbe questo mondo oscuro.
    Purtroppo a me che piace la fisica tutto è relativo cioè diverso e anche il bene è visto diverso dalle menti umane, se penso alla popolazione Polacca che ha accolto più di un milione e mezzo di Ucraini invasi dai Russi mentre noi Italiani poco più che centocinquantamila, la religione è suddivisa dalla capacità che ha l’anima di provare compassione, direi che è una buona affermazione.
    Mi è capitato di dire o sentirmi dire «capisco il tuo dolore», ma esistono individui che lo “sentono”, il dolore degli altri, come se fosse il proprio. Si tratta di un fenomeno di cui ancora probabilmente si sa poco.
    Un momento della mia vita mi sono trovato in enorme difficoltà, sono rimasto sorpreso e colpito da quanto solo sono rimasto, evitavano addirittura di salutarmi, come è doloroso: poi l’aiuto vero è arrivato da chi proprio non me l’appettavo, la persona che non ricordavo nemmeno la presenza e ancora lo sto ringraziando anche se non ha voluto niente in cambio e ha rischiato per me.
    Vedere un’altra persona che sta soffrendo, e di sofferenze ce ne sono molte e diverse, ci sono persone che vengono toccate allo stesso modo della persona in dolore e reagiscono d’impulso nell’aiutarla

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    1. Per fortuna esistono queste persone speciali che si calano davvero nei panni degli altri. Credo siano dotate di una marcia in più… mentre tante fanno un passo indietro dinanzi alla sofferenza. Non ho idee chiare ma solo intuizioni riguardo a certi comportamenti deludenti perfino in ambito familiare. Fortunatamente finora me la sono cavata da sola, ma non mi stupirei, in caso di bisogno di essere aiutata da estranei, dato che la mia rete familiare è piuttosto allentata. Se posso, non disturbo il figlio che si sta costruendo. Ogni passo compiuto in autonomia è un successo personale. Un occhio al cielo e uno alla terra. Ciao pensatore, buona giornata! 🌻

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