Una poetessa nostrana

Il nome di Gaspara Stampa appartiene al mio passato scolastico. Infatti lo sentii nominare per la prima volta dal mio compianto professore di Liceo classico Armando Contro, cui ho dedicato il mio penultimo lavoro Il Faro e la Luce (reperibile su Amazon). Lo stesso insegnante diceva che per me scrivere era una malattia, ed io di rimando gli rispondevo che era anche la mia terapia, il tutto bonariamente. Il quotidiano la tribuna dedica oggi un interessante articolo a Gaspara Stampa (1523, Padova – 23 aprile 1554, Venezia), poetessa padovana, a 500 anni dalla nascita. Così si riannoda il filo letterario tra passato e presente, un filo che ovviamente mi è caro. Autrice di sonetti e suonatrice di liuto, la sua casa è ritrovo di letterati e intellettuali che discutono di letteratura e assistono alle esibizioni musicali di Gaspara e della sorella Cassandra. Nella musica e nel canto Gaspara deve essere stata eccellente, se Perissone Cambio – compositore e cantante del Rinascimento – nel 1547 le dedica una sua opera dichiarando di non conoscere, né a Venezia né altrove, una donna che amasse “più la musica di quello che fate voi, né altra più raramente possederla”. Le dedicarono componimenti numerosi letterati. Da parte sua lei scrisse Le Rime, raccolte nel Canzoniere, la cui ultima edizione risale al 2010. Il suo stile richiama quello del Petrarca. Riporto la prima quartina del componimento CVI contenuto nelle sue Rime d’amore, dedicate a Collaltino di Collalto, nobile veneziano. O diletti d’amor dubbi e fugaci,/O speranza che s’alza e cade spesso,/E nasce e more in un momento istesso/O poca fede, o poche lunghe paci!/ Vissuta poco più di trent’anni, ecco un’altra donna che ha lasciato il segno.

6 pensieri riguardo “Una poetessa nostrana”

  1. “Trâmi – dico ad Amor talora – omai | fuor de le man di questo crudo ed empio, | che vive del mio danno e del mio scempio, | per chi arsi ed ardo ancor, canto e cantai.” (G. Stampa)

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  2. La speranza è una tortora che con il cinguettio
    si sprona a dare vita ad un autotelaio.
    continua a cantare i suoi trilli
    per un futuro sorridente alternato da due note di cavilli.
    Da vita alla sua anima
    che la speranza continuamente sottostima
    il futuro in fiore
    non può essere senza amore

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