“Oggi nessuno vuole fare l’insegnante”, parole del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara intervenuto al dibattito su “La scuola italiana oggi e domani” nell’ambito del Festival dell’economia di Trento. Temo di dovergli dare ragione, anche se spero di sbagliarmi. Mi spiace che il mondo della scuola dove ho profuso tante energie – ma riconosco che c’è chi ha dato molto di più – sia in profonda difficoltà. Le testimonianze mi vengono direttamente dalle colleghe con cui mantengo rapporti, e non sono solo quelle prossime al pensionamento, ma anche le giovani leve. La lamentela più ricorrente è che la didattica, cioè l’insegnamento è posizionato in coda dopo il disbrigo burocratico, la gestione dei rapporti con i genitori e gli enti, la cessione di ore di lezione per attività educative varie. Mi pare di intendere che le riunioni da remoto abbiano alleggerito da una parte, ma anche impoverito lo spirito di squadra. Ribadisco che sono contenta di essere in pensione e mi dolgo per le mie colleghe, compresi ovviamente i colleghi maschi. In questi giorni ho sentito nominare spesso don Lorenzo Milani, nato giusto cento anni fa a Firenze (il 27 maggio 1923), il fondatore della scuola popolare di Barbiana. Chissà che consigli darebbe lui per aggiustare le cose che non funzionano nella scuola odierna. È risaputo che era un prete scomodo, che si batteva per una scuola inclusiva con la partecipazione attiva dei suoi membri. Dubito che l’intelligenza artificiale, sbandierata da più parti risolva il problema alla radice. La cosa più semplice sarebbe chiedere ai docenti cosa non funziona, e farne tesoro. Nel mentre, solidarietà alla categoria, da estendere a tutti gli utenti della scuola, alunni compresi. (P.S.- Sento con sgomento che ad Abbiategrasso uno studente 16enne ha colpito al braccio con un pugnale l’insegnante di Lettere, che non è grave. Ma è grave l’atto compiuto. L’idea del Ministro di inserire uno psicologo nelle scuole mi pare opportuna e persino tardiva, date le problematicità serpeggianti tra i banchi)

Credo che l’amarezza venga in alcuni professori bravi e dediti dal fatto che nella scuola imperano mode assurde e dictat ridicoli. Purtroppo non mancano le occasioni per sentirsi soffocati in un sistema di menzogne. Basti pensare alle cavolate spacciate per verità non discutibili. Non da ultimo le vessazioni tecnologiche.
La scuola deve essere seria e serena. Allora tanti bravi insegnanti, uomini e donne, ritroveranno lo slancio che hanno.
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Condivido l’auspicio che la scuola sia bella e serena, o almeno realizzi uno dei due obiettivi insiti negli aggettivi. Incoraggio i docenti a resistere perché è solo merito loro se non assistiamo a un impoverimento ulteriore. Parafrasando il titolo di un famoso film in bianco e nero, direi che “I bambini ci guardano” dove bambini sono tutti gli allievi. Forza e coraggio ai colleghi di ogni ordine e grado! 👍🍀🌻
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Non credo sia la soluzione al problema ,però è già un passo avanti.Il problema di fondo è e rimane il rapporto tra insegnanti e genitori.Da educare sono i genitori in primis .Un atto di solidarietà a tutto il corpo docente ,non scoraggiatevi e continuate per il bene degli studenti.🤝🤝🤝
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Chi ha orecchi per intendere, intenda! Genitori, mettetevi umilmente all’ascolto e lasciate lavorare in santa pace gli insegnanti, senza scordare che i primi educatori siete voi!
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Grande e drammatico tema. Oltre alle cause dette c’è anche la non sopportazione della valutazione a fare soffrire la scuola.
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Ti sento in consonanza, ma non mi è del tutto chiaro il pensiero sulla “non sopportazione”: vale a dire? 🤔
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Intendevo dire che la valutazione delle verifiche è sempre più messa in discussione da allievi e famiglie.
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Sono l’ultima persona ad avere conoscenza in questo ambito, ma avendo vissuto la frequentazione scolastica mia dei miei figli e nipoti e attualmente aiuto bambini delle elementari non posso fare a meno constatare che il cambiamento è enorme sia per gli insegnanti che non riescono adattarsi che per gli alunni che sono sorprendentemente come la banda di internet ultra aperti.
Insegnare è faticoso perché consiste nell’aiutare gli altri. Sono usuranti soprattutto a livello di fatica mentale !
Insegnare dà un ruolo nella formazione intellettuale dei giovani. Che non è per niente un compito da poco: insegnando non si aiutano solamente i ragazzi a formarsi un loro modo di pensare, ma si educano anche le loro coscienze. Una bella responsabilità, insomma. Poi c’è lo stipendio, non si pensa più al posto fisso, cosa del passato, ma la vita diventa piacevole solo al quotidiano, il futuro non è più visto come un momento piacevole pensionistico di conseguenza lo stipendio è importante, il fatto è che la nostra Nazione Italiana paga 76MILIARDI all’anno di interessi dovrebbero essere 214 milioni al giorno, e soldi per gli impegni pubblici non ci sono ” siamo un popolo di LADRI” Il mio viaggio in Sicilia lo ha confermato ancora di più !!! “sotto questo aspetto preferirei un attuale fallimento che portare tutto sulle spalle dei Giovani”
Essere un bravo insegnante dovrebbe essere naturale e personale, vedo però mio nipote ” terza superiore” che si lamenta delle incapacità di alcuni rispetto ad altri insegnanti ed è costretto ad usare internet dove trova lezioni nei stessi argomenti molto più aperte e comprensive. un Insegnante deve essere molto maturo, cosa che non c’è , deve essere buono, competente e preparato, che ci faccia riflettere sulle cose, simpatico, divertente, coinvolgente, autorevole, che sappia ascoltare, chiaro nella spiegazioni e che sia disposto a rispiegare quando qualche argomento non viene, specialmente questa ultima cosa non viene quasi mai presa in considerazione anche con le elementari dall’esperienza che ho adesso !!! I ragazzi sono molto sicuri di loro stessi rispetto agli anni trascorsi e istintivamente pretendono di avere a che fare con un insegnate alla pari !!! Sono abituati ad aiutare i genitori nella gestione di internet e pretendono la stessa cosa per l’insegnante !!!
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Troppe pretese pesano sul groppone degli insegnanti…elenchi almeno una decina di aggettivi che la persona dovrebbe incarnare, umanamente una enormità. Per semplificare credo che dovrebbe essere fatta chiarezza tra educare – che spetta in primis ai genitori – ed istruire, compito del docente. Se li carichiamo di troppi ruoli, paghiamoli di più ed aggiorniamoli al riguardo. Nella società contadina, tre erano le figure importanti: prete, medico e maestro. Il punto è che la società tecnologica ha sovvertito ruoli e abitudini, rendendo difficile percorrere la via di mezzo! Ciao, buon pomeriggio! 🌻
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Grazie di avere precisato, Giancarlo: adesso è chiaro! 👍
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