“A cosa serve il silenzio? Chiedetelo a Schopenhauer” è il titolo che cattura la mia attenzione tra quelli che scorrono freneticamente sul tablet e che vado a leggere. Premetto che il filosofo tedesco (nato a Danzica, il 22/02/1788 e morto a Francoforte il 21/9/1860) mi intrigava già dai tempi del liceo, per via del ‘pessimismo cosmico’ da combattere tramite arte, compassione e ascesi. Riteneva il silenzio una forma superiore di saggezza, il frutto della tranquillità utile per evitare conflitti inutili. Considerazione che mi trova assai d’accordo. D’altro canto era misogeno, giustificato per i tempi di allora. Tornando alla filosofia in pillole letta sul tablet, convinzione di Arthur S. è che le idee cominciano a parlare quando tutto tace. Trasferitosi a Dresda, affitta una stanza sul fiume, isolata, protetta dal rumore e dalle distrazioni. Gli riesce naturale stare da solo, non come fuga dal mondo o castigo, bensì come un luogo mentale dove domina la concentrazione. La vita oscilla come un pendolo tra il dolore e la noia, con un intervallo fugace del piacere. La ‘felicità’ si raggiunge, imparando a stare da soli, coltivando l’interiorità e riducendo le pretese. In definitiva, coltivare una forte vita interiore e una sobria autosufficienza è la strada per raggiungere la serenità. Si ispira principalmente a Platone e a Kant. Accostato a Leopardi, gli preferisco il poeta. Figlio di un ricco mercante e di una scrittrice, chissà se il suicidio del padre ha influito sulla sua filosofia che offre spunti interessanti per valorizzare il silenzio, oggi poco accreditato e praticato.

Il silenzio che regnava domenica 22 del c.m. quando come pellegrina ho visitato i resti di S.Francesco nella basilica inferiore ad Assisi.Eravamo una moltitudine in rigoroso silenzio e contemplazione!!!
"Mi piace"Piace a 1 persona
Bellissima esperienza comunitaria e individuale. Di sicuro san Francesco chiamerebbe fratello il silenzio, anche se Lui parlava benissimo con le Creature! Grazie, ciao 🤝
"Mi piace""Mi piace"