Società globalizzata e individualista

Mentre mi lavo il viso di mattina, accendo una vecchia radio che mi connette col mondo: riconosco le voci che salutano chi è all’ascolto, proponendo dei quesiti e/o inviando canzoni. Un momento piacevole per iniziare col sorriso la giornata. Però ciò che sento stamattina mi lascia esterefatta. Uno studente universitario ha dichiarato che preferisce ‘colloquiare’ con ChatGpt piuttosto che con un amico in carne e ossa, non ci posso credere! Tra l’altro, mio figlio dice che non devo credere a tutto ciò che leggo, pertanto spero che si tratti di una bufala. Comunque approfitto della notizia per interrogarmi e imparare qualcosa. Intanto cos’è un chatbot, noto anche come robot di conversazione: un software progettato per simulare una conversazione con un essere umano. L’obiettivo è fornire risposte automatiche che possano sembrare umane. Sul verbo sembrare mi fermo, convinta che c’è una bella differenza tra sembrare ed essere. Suppongo che chi ha dato la risposta succitata soffra di isolamento, oppure abbia avuto delusioni sentimentali. Ma come si fa a preferire una macchina, per quanto utile in svariati ambiti all’ascolto di un amico? Da un’inchiesta del settimanale la Repubblica, per metà degli studenti l’IA è ‘un’amica’ e quasi un adolescente su due le chiede aiuto. Ipotizzo le cause: fragilità emotiva, mancanza di ascolto, auto isolamento. Penso al fenomeno sociale ‘hikikomori’, nato in Giappone negli Anni ’80, ma anche al film ‘Io e Caterina’ sempre del 1980 con Alberto Sordi e il robot tuttofare Caterina, l’intelligenza arficiale applicata alla vita domestica. Allora pareva fantascienza. Adesso inquieta la società attuale, globalizzata e individualista.

4 pensieri riguardo “Società globalizzata e individualista”

  1. La simpatica Caterina di Alberto Sordi è diventata una realtà, tanta realtà che una persona che chiacchiera con IA non si rende conto che sta ricevendo risposte da una macchina e si comporta come se avesse davanti un essere vivente come se stesso/a… Penso che la chiave stia nel ricordarsi che, é il risultato di algoritmi, dati e calcoli: non c’è coscienza, desideri, paure o una vera comprensione del mondo… Difficile pensare ad uno strumento, come un libro molto avanzato o una calcolatrice sofisticata… Quando si ha contatto con IA, in realtà stiamo interagendo con un riflesso delle informazioni e delle parole che noi stessi abbiamo creato…. Non c’è un “io” dietro le risposte, ma solo un sistema che cerca di indovinare la risposta più utile in base a ciò che ha imparato… E’ indubbio che é esattamente come uno specchio: riflette ciò che gli viene detto, ma non ha una mente propria, ed è questo che non riusciamo a renderlo reale, ma non soltanto i giovani ma anche i grandi, vedo la mia compagna che a volte si arrabbia con Google Maps perché sbaglia dire una parola… E’ un pericolo un pericolo grande, ci vorrebbe una legge che obblighi le grandi aziende tecnologiche con dei movimenti economici, pari a un grande stato, di anticipare ogni collegamento con la dicitura “Sono Una Macchina Parlante” e inserire una figura di una macchia sempre visibile … Viviamo in un’epoca in cui le interazioni con l’intelligenza artificiale stanno diventando sempre più comuni e realistiche, spero che intervengano il prima possibile chi di dovere…ivano

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    1. Già, spero anch’io come te. Il tuo commento è chiaro e utile, perché mette il dito nella piaga. Opportuna una legge che ricordi trattarsi di una macchina, poi l’utente faccia come crede. Come è stato fatto con le sigarette… certo che emozioni e sentimenti sono un’altra cosa, semplicemente non riproducibili! Restare umani, a mio dire sarebbe un obiettivo da perseguire. Grazie, ciao! 🤝

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