Arte che cura

Mi piace l’accostamento artistico tra Bruce Springsteen e Umberto Saba, cantori della realtà. Del ‘The Boss’ conosco qualcosa, del triestino abbastanza. “Street of Minneapolis” di Bruce viene paragonata a “Città vecchia” di Saba: in entrambi i testi emerge la parte malata/offesa della città. “Sono tutte creature della vita e del dolore” quelle che Saba osserva e descrive nella realtà più marginale. Springsteen canta: “Ricorderemo i nomi di coloro che sono morti per le strade di Minneapolis”, con evidente riferimento a Renée Good e Alex Pretti, entrambi 37enni uccisi da agenti dell’ICE addetti al controllo dell’immigrazione. Ieri sera, durante il programma “È sempre cartabianca” ho visto l’intensa interpretazione dell’artista statunitense che denuncia in musica le ingiustizie negli Stati Uniti. La poesia di Saba non denuncia, ma pone il dito nella piaga dell’emarginazione. Aldilà della valutazione critica dei testi – scritti in tempi differenti – trovo molto utile ed apprezzabile usare l’arte per descrivere situazioni anche scomode, dato che la realtà è un mix di eventi con effetti collaterali contrastanti. In definitiva, l’arte in tutte le sue declinazioni serve per esprimere emozioni profonde e a vedere oltre.

5 pensieri riguardo “Arte che cura”

  1. Per fortuna che c’è l’arte, credo che sia uno dei sistemi più importanti e utili per fermare e aiutare chi soffre… Credo sia l’unico sistema per dare un volto umano alle sofferenze, altrimenti noi non riusciamo a viverlo, se non direttamente tocca a noi stessi… purtroppo non sempre viene ascoltata da chi di dovere i quali riescono capire il visibile e si soffermano sull’invisibile, in quanto loro interessa solo il potere… La sopravvivenza è universale, compresi gli animali e ci sarà sempre battaglia per poterla ottenere, ci sarà sempre noi contro loro. basta guardarci intorno… ivano

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