Una storia di fratellanza

È mia consuetudine iniziare a leggere settimanali e anche libri dalla fine, una bizzaria che potrebbe avere un risvolto psicologico. Comunque mi offre l’opportunità di fare la personale recensione al libro: Io sono mio fratello di Giorgio Panariello. L’autore usa l’ultima pagina, di norma dedicata ai Ringraziamenti per chiedere scusa:a varie persone e per diverse ragioni. Infine chiede scusa a otto scrittori “e a tutti gli scrittori degni di questo nome”. Folgorata da tanta delicatezza ed essendo anch’io una che scrive – senza santi in Paradiso – riconosco in Giorgio un collega veramente dotato: di fluidità narrativa, misura, equilibrismo nel trattare argomenti tosti con dolcezza. Usando la gamma dei colori per rappresentarlo, gli attribuirei un celeste brillante (il mio colore preferito). Quanto al contenuto, è spalmato su una trentina di episodi che abbracciano la vita dell’autore, dall’infanzia alla maturità che vive “come uno zingaro, un nomade”, a sottolineare lo spirito libero. Co-protagonista è il fratello Franco, “Il Dante Alighieri dei poveri” come si era definito. Una storia di fratellanza cementata sulle fragilità di uno e il tentativo di normalizzarlo dell’altro. Niente lieto fine in apparenza, anzi sì perché Franchino, con un occhio storto e un polmone solo, è arrivato a destinazione “non per una dose eccessiva, ma per un’eccessiva dose di fiducia negli altri”. Da leggere e rileggere.

6 pensieri riguardo “Una storia di fratellanza”

  1. Mi dispiace ma non trovo veramente soddisfacente che l’autore racconti la propria vita in quanto non mi coinvolge letteralmente… faccio fatica relazionarmi e a trovare un significato che vada oltre l’esperienza personale dell’autore, anche se Panariello lo stimo molto… presumo che probabilmente per altri lettori il fatto di raccontarsi è un atto di coraggio ma per me non porta niente. La vita è sempre per tutti un atto di coraggio… ivano

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    1. Suppongo che per lui scrivere sia stato terapeutico, oltre che un omaggio per il fratello. La trovo una storia di redenzione e di coraggio, con i proventi delle vendite destinati a delle associazioni. Se leggi il libro, ti ricredi…

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  2. Son contenta che tu abbia aprezzato l’ opera come io del resto.Essendo Panariello mio coetaneo e apprezzandolo come show man,trovo il racconto scritto con una certa sensibilità quando narra del fratello e di come lo aveva aiutato nel corso della vita ,anche se a volte preso dallo sconforto lo mandava a” quel paese” …….!! Bravo Giorgio ,non hai niente da rimproverarti, Franco ,quando la vita sembrava sorridergli ,il destino gli è stato beffardo.

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  3. Non ho letto il libro ma ne ho sentito parlare. Penso che Giorgio Panariello, il fratello fortunato, scrivendo questi ricordi, si è liberato dal tormento che lo affliggeva dalla morte di Franco avvenuta a 50 anni, scaricato tra i cespugli del lungomare di Viareggio.

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