“Era il tempo delle more…”

Mentre raccolgo le more di rovo cadute dal cespuglio in zona orto, mi torna in mente la canzone Era il tempo delle more (1971) interpretata da Mino Reitano che tanto piaceva a mia madre. Riconosco che la voce è melodiosa ed il testo è piacevole, ma in questo caso mi interessa il titolo per l’evidenza ai frutti di bosco che mi ritrovo in casa. La pianta è selvatica e non abbisogna di cure particolari, salvo contenerne i rami che si allungano in diverse direzioni. Il frutto maturo, la mora – da non confondere con quella di gelso – è squisito. Peccato che duri poco, perciò va consumato subito, oppure trasformato in confettura, come il suo ‘cugino” lampone. Finora non ho mai fatto la marmellata di more, per via dei semini che andrebbero tolti. Piuttosto farei il succo di more, se la produzione domestica dovesse essere esagerata. Il tempo della raccolta è tra luglio e agosto, quando “fiordalisi e papaveri con gli occhi in su guardano il cielo blu”, come canta Reitano in un passaggio. Come tutti i frutti viola, le more di rovo spiccano per la presenza di antiossidanti, nello specifico antociani che rendono questo piccolo frutto detox, con benefici per la circolazione e tutto il sistema cardiocircolatorio. Il decotto di foglie di rovo è un efficace astringente: si può usare come lozione per il viso o per gargarismi contro le affezioni della bocca. La medicina popolare usa l’infuso di rovo per la cura del diabete, ma io mi limiterei a usarlo per la pulizia del viso. Dal momento che non sono attratta dai prodotti cosmetici, credo che proverò con il decotto. Ho già sperimentato i benefici per i capelli di quello con la salvia, pianta aromatica prediletta. Dal momento che ho la materia prima in casa, mi applicherò a fare qualche esperimento salutare.

4 pensieri riguardo ““Era il tempo delle more…””

  1. Interessante le tue nozioni sulla pianta e frutti della mora ,sembra abbiano le stesse proprietà del mirtillo.Ada,tanti saluti dal mare!!!

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