Premio Strega, 79esima edizione

Era mia intenzione seguire la Premiazione del Premio Strega, ma non ce l’ho fatta, sono crollata dal sonno prima. Mi alzo presto: spalanco gli scuri su un cielo ancora lattiginoso dove le tortore inviano i loro lamenti. I gatti acciambellati sull’acciottolato tiepido mi eivolgono uno sguardo d’intesa. Tra una decina di minuti saranno sul davanzale della cucina, per la razione di croccantini. Detto, fatto. Accendo il televisore e scopro com’è andata: ha vinto Andrea Bajani, 50enne romano che vive a Torino con il romanzo L’anniversario, edito da Feltrinelli, con 194 viti. Al secondo posto Elisabetta Rasy, poi Nadia Terranova, Paolo Nori e Michele Ruol. Non so nulla di questi autori, cui auguro soddisfazioni e successo. Tra l’altro, questa 79esima edizione è stata caratterizzata dall’assenza del Ministro della Cultura Giuli, in polemica perché non gli erano stati inviati i libri in gara. Non entro nel merito della frattura fra il mondo della cultura e il Ministero. Quindi sposto l’attenzione sul premio, nato nel 1947 da un’idea della scrittrice Maria Bellonci e da Guido Alberti, proprietario della casa produttrice del celebre liquore Strega. Assodato che è il più celebre tra i premi letterari italiani, lo Strega è dominato dalle grandi case editrici ed è un ottimo strumento per valutare lo stato di salute dell’editoria italiana. Quelle in concorso per questa edizione sono: Feltrinelli, Rizzoli, Guanda, Mondadori, TerraRossa. La candidatura dell’opera non può essere diretta, ma può arrivare solo per iniziativa degli Amici della domenica o del Comitato direttivo. Il primo vincitore del Premio Strega è stato Ennio Flaviano con il romanzo Tempo di uccidere, nel 1947, mentre la prima donna è stata Elsa Morante dieci anni dopo con L’isola di Arturo. La scorsa edizione ha vinto Donatella Di Pietrantonio, con L’età fragile. Adesso, la parola ai lettori.

4 pensieri riguardo “Premio Strega, 79esima edizione”

  1. L’Italia ha effettivamente una ricchissima tradizione letteraria e, anche oggi, un numero elevato di persone che scrivono, come hai detto tu ieri , in più tantissimi che pubblicano anche tramite self-publishing e aspirano, come è giusto, a far sentire la propria voce… Questo è un segno di vitalità culturale, ma anche di una potenziale “saturazione” del mercato o di una difficoltà per molti autori di emergere… comunque non bisogna mai arrendersi, chi si arrende è perduto? in particolare noi italiani con il contributo della nostra ADA… ivano

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    1. Guarda, a me il mercato quasi non interessa. Io scrivo per diletto, senza contare chi mi legge e chi no. Un minimo di vendite, giusto per coprire le spese di stampa che sono lievitate. Se scoprissi di avere uno zio d’America o un santo in paradiso, tanto meglio. Comunque grazie a te di leggermi, insieme alla mia squadretta! 🤝

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