ARCOLAIO, PECORE E LANA

Mentre sorseggio una tisana a metà pomeriggio, accendo il televisore su Rai 3 mentre è in onda il programma ‘Geo e Geo’ che ci informa su natura e ambiente dal lontano 1984. Condotto dalla gentile Sveva Sagramola, coadiuvata da Emanuele Biggi e con le spiegazioni del naturalista Francesco Petretti – bello vederlo disegnare in diretta i soggetti che osserva – è in onda dal lunedì al venerdì, dalle 15.45 alle 19: molto interessante, ma troppo lungo per me che devo fare altro. Comunque basta poco per entusiasmarsi, giusto il tempo di gustare la tisana. Il servizio in onda ieri verso le 17 mi porta in Alto Adige, da Anna e Maria, due anziane donne all’arcolaio. Già la parola ‘arcolaio’ fa riemergere atmosfere da fiaba. Ad esempio, quella dei fratelli Grimm intitolata ‘Il fuso, la spola e l’ago’, senza tralasciare ‘La bella addormentata nel bosco’ dove la protagonista si punge un dito con il fuso. Accantonata l’infanzia, anche vedere tosare le pecore trasmette una sensazione di benessere, di conciliazione con la natura. Purtroppo la lana oggi subisce la concorrenza dei filati industriali. Tuttavia è impagabile il caldo avvolgente di un indumento lavorato a mano con fibre naturali. Una trentina d’anni fa comprai un copriletto a una piazza, bianco e blu, fatto artigianalmente da una signora abruzzese. Era molto pesante. Ha svolto un onorato servizio, finché sono passata alla piazza e mezza. Riposa in fondo ad un armadio e non escludo di rimetterlo in attività. Tra l’altro, non c’è feeling tra me e le fibre sintetiche che mi procurano rossore e prurito. Comunque è difficile trovare capi di abbigliamento di pura lana, almeno secondo le mie ricerche. Per bene che vada, si trova un prodotto per metà di lana e altrettanta fibra sintetica. Curiosando nel web, scopro che Lana è un comune e un villaggio in Alto Adige, tra Merano e Bolzano. Immagino l’origine del toponimo. Il proverbio “Chi ha pecore ha lana” la dice lunga ed anche il modo di dire: “Chi non ha dottore segua la ricetta di tre elle: latte, letto e lana” che nella stagione fredda è sperimentato con successo da chi è affetto da qualche affezione virale. E’ tempo che indossi un abito a maglia fatto a ferri da un’anziana signora dei paraggi. Ovviamente celeste, il mio colore preferito.

6 pensieri riguardo “ARCOLAIO, PECORE E LANA”

  1. Ada, da piccola mia mamma mi faceva indossare magliette intime di purissima lana, sferruzzate da lei o da mia nonna. Io non avrei mai voluto cambiarle perché indossarle da pulite “beccavano” per circa un’ora. E allora lagne a non finire!

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    1. Che forte la tua testimonianza: combina la maestria di tua mamma e nonna…con l’irritazione alla pelle dell’intimo pulito. Però che bel ricordo, un indumento fatto a mano da un proprio caro! Complimenti alle alle mani d’oro delle artigiane e a te che le ricordi! Grazie, ciao 😃

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