Foscolo e ‘fatal quiete”

Mi piace il crepuscolo che piaceva al Foscolo nella celeberrima poesia ALLA SERA, una riflessione sulla morte, suggerita dall’immagine della giornata che volge al termine. Un sonetto in linea con la giornata odierna di Ognissanti e della Commemorazione dei defunti domani. Forse perché della fatal quiete/Tu sei l’immago a me sì cara, vieni,/O Sera! Nel componimento il poeta dialoga con la sera, metafora della morte, ‘fatal quiete’ che non viene percepita in senso negativo, ma come un rifugio, il posto in cui si torna. La sera appare come un momento di raccoglimento e di pace, lo stato necessario per poter riflettere e scrivere, che è ciò che capita anche a me. Concordo che la sera rappresenti anche il tempo ultimo, la fine della vita terrena e l’inizio di un’altra dimensione, un po’ come ritenevano gli Etruschi. Il feeling tra vivi e trapassati è oggi protagonista, lo testimonia la folla in visita ai cimiteri, musei a cielo aperto. Ci vado di prima mattina, per poter dialogare con i defunti senza essere distratta. Sosto presso i miei e poi faccio uno slalom tra le tombe tirate a lucido. Mi concentro sui nomi. Le foto mi restituiscono le fattezze di persone che ho conosciuto di cui conservo un particolare, una gentilezza: Camilla mi chiamava ‘perla’, Gentile mi preparava un ottimo caffè, Assunta mi dava le uova delle sue galline. Per affinità, il pensiero mi restituisce nonna Adelaide, le colleghe Marta e Gianna, l’amica ecuadoregna Zulay, mia madre Giovanna. In situazioni di difficoltà mi chiedo come si sarebbero comportate al posto mio, e in qualche modo procedo, come se si fosse accesa una lampadina: riemergono il sorriso mesto di Marta, la risata liberatoria di Gianna, la voce angelica di Zulay, lo sguardo fiero di Giovanna, il silenzio espressivo di Adelaide. Ognuno ha i suoi angeli custodi, che ci illuminano il cammino. Buon Ognissanti!

6 pensieri riguardo “Foscolo e ‘fatal quiete””

  1. Pulire la tomba sostituire i fiori, recitare una preghiera in segno di rispetto, amore e gratitudine verso coloro che abbiamo amato e non sono più tra noi. È un modo per mantenere viva la loro presenza nella nostra vita quotidiana.

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  2. È vero, le persone che ci hanno lasciato continuano a vivere nei nostri ricordi e questo non è morire. Non siamo solo noi che formuliamo questo pensiero. Inevitabilmente, ogni volta riaffiora un ricordo di viaggio. Ero nelle isole Shetland, facevo volontariato. Nei giorni liberi mi piaceva andare in giro da solo in aree deserte. Un giorno arrivo al limite di un’ altura. Al di là mi trovo davanti una meravigliosa piccola baia a forma di ferro di cavallo. Sul braccio di terra di sx vedo una chiesa un po’ diroccata. Prendo questa direzione e mi ritrovo in un piccolo cimitero vicino a quel che resta dell’abside. Con emozione leggo vecchie date e nomi dei defunti sulle poche lapidi sparse. A un tratto resto incredulo…davanti ai miei occhi c’è l’ identica frase, in inglese, che io ho scritto anni fa, in italiano, sulla tomba di mia mamma: “vivere nei cuori che lasciamo dietro di noi non è morire”.

    Sono davanti a te, mamma.

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