Rivedo volentieri il film Pietro Mennea: La freccia del Sud, nell’assolato pomeriggio di ferragosto. Il prodotto è del 2015, in due puntate, con gli attori Michele Riondino (Mennea) Luca Barbareschi (l’allenatore), Lunetta Savino (la madre). A mio dire, una ricostruzione toccante degli esordi e poi dell’affermazione sportiva del velocista di Barletta “pallido e pelle e ossa” secondo un primo giudizio di Carlo Vittori, suo allenatore. Ho apprezzato particolarmente l’intesa creatasi tra i due, a conferma del legame allievo – maestro che riguarda persone dotate davanti e dietro la cattedra. Indubbio che Pietro fosse molto motivato a correre, a dispetto del fisico, all’apparenza gracile. Padre sarto e madre casalinga lo vogliono prima ragioniere, e lui si applica per non deluderli. Ma investe nella corsa e ha come idolo il velocista Tommie Smith, soprannominato Jet. Nella prima Olimpiade a Monaco nel 72 – quella dell’attentato terroristico – vince la medaglia di bronzo nei 200 metri. Poi è un’escalation di vittorie fino al 1988 quando si ritira… e si iscrive all’Università dove nel tempo consegue non una, bensì quattro lauree: Giurisprudenza, Scienze politiche, Scienze motorie, Lettere. Ma non è finita qua: è autore di 23 libri scritti o partecipati di cui riporto un paio di titoli significativi: Soffri ma sogni e L’uomo che ha battuto il tempo. Senza contare che ha fatto anche l’europarlamentare e il dottore commercialista. Una vita intensa, piena di sacrifici e di successi. Che se ne sia andato a soli 61 anni, il 21.03.2013 per un tumore al pancreas gli ha impedito di conquistare altri titoli, ma è indubbio che la sua vita sia stata bene spesa, all’insegna del talento e della tenacia. Un piccolo grande uomo che ha lasciato un segno indelebile.

Un esempio di uomo ed atleta tenace e caparbio nel voler conseguire i suoi traguardi sia nello sport che nella vita !!! Io lo ricordo molto bene, come l’ olimpiade del 1972 per il fatto di cronaca e per le 7 medaglie d’ oro conseguite nel nuoto da quell’ atleta di origine statunitense che fu Mark Spitz.✌️✌️
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Brava Lucia, ottima memoria ed encomiabile spirito sportivo! 👌
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il commento che stavo scrivendo è improvvisamente sparito. Non intendo riscrivere da capo. Continuo: il film è stato coinvolgente e interessante, però a volte ha dato spazio alla drammatizzazione, altre volte alla idealizzazione. Come volontario ho frequentato l’ambiente in occasione dei Mondiali di Atletica del 1987 a Roma. Ho fatto varie scoperte non gradevoli. Mi iimito a dire che Mennea non riscuoteva simpatia nell ambiente.
in un’altra occasione, in un meeting internazionale all’Arcella di Padova, avevo visto Mennea correre i 200. Una sensazione impressionante, indelebile nella mia memoria. Con uno sforzo che appariva di grado estremo che sembrava scoppiare da un momento all altro, e questo sì che dava la sensazione del dramma, l’avanzare intensissimo che emanava sforzo inaudito, immane, le movenze che sembravano disordinate (quanto diverse da quelle armoniose, composte di Berruti alle Olimpiadi di Roma nel 60!), la faccia stravolta e deformata, la bocca come un taglio, un ferita nel volto. Intorno a me la gente urlava consapevole di stare assistendo a un grande spettacolo. Io ero senza fiato, totalmente incredulo. Pietro Mennea, un grande atleta del Sud
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Hai detto tutto tu: un grande atleta del Sud! Temo che il commento sia comparso in ritardo, per problemi di connessione indipendenti dalla mia volontà. Comunque hai reso bene l’idea del campione che si è costruito da sé. Fortunato tu ad averlo visto di persona. Grazie per il contributo, ciao 🌻
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