Senza volerlo, l’argomento del post di oggi si collega a quello di ieri dedicato alla Medicina Narrativa. Il pretesto me lo offre la trasmissione domenicale Unomattina in famiglia, durante la quale il colonnello Francesco Laurenzi legge la poesia La foglia, di Umberto Saba (Trieste, 9.03.1883 – Gorizia, 25.08.1957). Sono una grande estimatrice del poeta triestino dai tempi dell’Università: per la sua semplicità, per l’attenzione al quotidiano, perché parla di argomenti gravi con leggerezza. Quando insegnavo, ho dettato diverse sue poesie agli studenti: Goal, La mia bambina, A mia moglie, Quasi una moralità, La capra…ma non conoscevo quella che è stata letta ieri, prima delle previsioni meteorologiche della settimana e che riporto sotto. Durante un’uscita didattica a Trieste siamo stati a visitare la libreria antiquaria che Saba aveva acquistato e poi era stato costretto a cedere, durante le persecuzioni razziali. La madre, ebrea era stata abbandonata dal marito prima della sua nascita e lui era stato allevato da Peppa, la tata a cui rimase affezionato. Un po’ per indole e un po’ per difficoltà legate a traumi subiti nell’infanzia e da adulto, Saba – il cui vero cognome era Poli – sofferse di crisi depressive e nei momenti peggiori fu ricoverato in clinica. Per lui scrivere era vitale, tanto che rimaneggiò tutta la vita Il Canzoniere che venne pubblicato in vari tempi. Anche il suo doloroso privato lo tenne lontano dalle correnti letterarie, rendendolo interprete poetico unico. Sono contenta quando lo leggo e ne parlo, perché scrivere per lui era un toccasana, un po’ come per me. Ecco il testo della struggente poesia La foglia – Io sono come quella foglia – guarda – /sul nudo ramo, che un prodigio ancora/tiene attaccata./Negami dunque. Non ne sia rattristata/la bella età che a un’ansia ti colora,/e per me a slanci infantili s’attarda./Dimmi tu addio, se a me dirlo non riesce./Morire è nulla; perderti è difficile.//

A mi è sempre piaciuta la sua La capra. Non più ultimamente da quando uno sgarbato presidente di Fondazione Canova usa questo animale per i suoi improperi….
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Come ti capisco! La capra inorridirà ad ogni invocazione! Comunque la poesia di Saba è al di sopra…
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Anche a me piace Saba. Leggendoti sono riaffiorati alcuni ricordi…
In uno dei vari saggi di fine corso (lettura ad alta voce – a Bassano) avevo letto “Trieste” con coinvolgimento emotivo e mi ero reso conto che avevo comunicato le mie emozioni a qualcuno del gruppo. L’ obiettivo più appagante che si raggiunge a volte, quando si legge ad alta voce.
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Non stento a crederci: la lettura espressiva fa un ottimo servizio al testo. Saba poi si presta molto a emozionare senza fronzoli. Grazie dell’intervento, buon pomeriggio. Alla prossima! 👍
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Cosa c’è di più bello che emozionarsi leggendo una poesia? Nulla!! Perché al cuor non si comanda……💖💖
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Grazie Lucia, traduci benissimo ciò che penso anch’io! 💟
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Mi viene in mente per quanto riguarda la scrittura qualcosa che ho letto molto tempo fa che riguardava delle scritture fatte su fogli bianchi senza che nessuno tocchi la carta e penna. I più delle volte lo scrittore ben lontano… Si tratta di sensitivi e ce ne sono pochi Capaci. È qualcosa di molto suggestivo e mediatico. Ci sono state delle dimostrazioni documentate, numerose prove si conservano nella sede londinese della società per la ricerca psichica… non ci credevo a quel tempo e lo trovo veramente una cosa straordinaria del nostro cervello… Ivano
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Può essere, non mi stupirei data la capacità della mente. Però trovo piu rassicurante maneggiare la carta scritta! Buon pomeriggio, saluti e salute! 👍
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Dall’alto del suo sapere il critico Sgarbi ( ma non era meglio Sgarbo?) non riesce a considerare le qualità della capra: tenace,si arrampica fin quasi alla luna, vive di sterpi ed erbacce e dà pure il latte.Viva la capra!
Bellissima e commovente la poesia di Saba.
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Puntuale e pungente il tuo commento: sarebbe da spedirlo al critico d’arte…per nulla poetico! Noi ci teniamo a distanza (anche Giancarlo…). Grazie, ciao! 🖐️
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