Almeno dall’inverno stiamo per uscire…

Il vecchio albicocco sta fiorendo: me ne sono accorta, spalancando i balconi stamattina e l’occhio si è posato su una trina rosata. Quando sono andata a fotografarlo, ho sentito un bombo girargli attorno. Nonostante la giornata sia lattiginosa e manchi il sole, la natura comunica che il cambio stagionale è prossimo. In un angolo del giardino sono ricomparse le viole e sui rami delle ortensie sono spuntate le gemme. Ieri mi sono regalata una mimosa che ho fatto mettere a dimora davanti alla cucina, così posso vederla dalla finestra e tutti quei morbidi pallini gialli mi faranno sorridere, che non è male in questo tira e molla di chiusure e aperture. A proposito di giallo, stiamo per sostituirlo con l’arancione… sta diventando uno stillicidio cromatico la cartina dell’Italia, ogni mese un aggiornamento non sempre positivo. Ci dicono che siamo all’ultimo miglio, ma la risoluzione del problema è ancora lontana e la vaccinazione slitta… mi aggrappo alla speranza di una accelerata, perché dopo un anno siamo tutti provati. Finora non mi sono ammalata, fisicamente intendo dire, ma il morale non è alle stelle. A casa c’è sempre qualcosa da sistemare, per una disordinata creativa come me… ma vorrei condividere con qualcuno il frutto del mio impegno, senza forzare… però percepisco una comprensibile reticenza, così non insisto oppure desisto. Abbiamo rinunciato alle festività natalizie ed è risaputo che saranno sacrificate anche quelle pasquali, per evitare pericolosi assembramenti. Non c’è alternativa, dobbiamo farcene una ragione. Non mi resta che curare la frustrazione a colpi di gemme!

Ritorno a scuola

Che bello tornare a scuola! Lo dico da pensionata e mi auguro che sia condiviso da tanti studenti costretti alla didattica a distanza, per cause di forza maggiore. Invitata dalla maestra Luisa, faccio il mio ingresso in quarta elementare a Castelcucco, dove risiedo dal 2000 e dove ho insegnato Lettere nella scuola media, ubicata nello stesso stabile. Lo spettacolo è offerto dalla vista di ventuno scolaretti silenziosi, con grembiuli e giacche blu, attrezzati di mascherina e quadernone aperto sul banco dove scorgo la sagoma di un gatto, che è il protagonista dell’incontro. Io sono stata richiesta come “esperto esterno”, ruolo che mi inorgoglisce perché mi sento ancora utile, sebbene non più in servizio. Tutto parte dalla mia attitudine a scrivere, sia in prosa che in poesia, e dal mio amore per i gatti, oggetto di considerazione presso gli Egizi, tanto da ritenerli divinità, come emerge da manufatti trovati nelle tombe. In classe ci sono due tirocinanti, Aurora e Arianna che hanno un atteggiamento di regale ascolto. Davanti alla finestra aperta, la maglia rosa pesco indossata dalla maestra Luisa è in accordo con la prima fioritura dell’albicocco e i suoi misurati interventi sono come un effluvio di primavera. Il mio esordio è rivolto ai miei gatti recenti e passati che nomino. Confido che la mia prima foto mi ritrae mentre tiro la coda a un gattino… i bimbi sorridono e cominciano ad intervenire, previa educata alzata di mano. Scopro che uno è figlio di un mio precedente alunno delle medie! Uno scolaretto mi informa che gli è morto il canarino, un altro che a casa convivono cane e gatto, una mi racconta che la nonna in passeggiata fotografa i fiori, come faccio io… si apre una pagina di reciproche confidenze che valorizza il mio contributo. I loro nomi sono musica per le mie orecchie: Catarina, Aida, Michelangelo, Edoardo, Bianca… vorrei ricordarli tutti ma ci vorrebbe un altro incontro. Poi leggo una poesia che ho dedicato a Puma, la mia gattina scomparsa di recente. Raccolgo altre testimonianze riguardo ai nomi dei loro amici a quattro zampe, e non solo, perché c’è anche l’esperto ornitologo di canarini e cocorite! L’ora passa in un battibaleno e confesso che mi spiace sentire la campanella della ricreazione. Un’alunna propensa all’arte poetica riesce a farmi leggere la sua creazione, intitolata La lumaca. Ci lasciamo con la promessa di incontrarci nuovamente l’anno prossimo, in quinta, per parlare di come nascono le poesie, mio pane quotidiano. Sarà un onore e un piacere. Luisa esce furtivamente e rientra con una graziosa pianta fiorita: niente è stato lasciato al caso, in questo angolo privilegiato di scuola primaria. Come diceva Leonardo da Vinci: “I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio”. Grazie maestra Luisa, colleghe tirocinanti e bellissima classe quarta elementare dell’istituto comprensivo di Asolo, plesso di Castelcucco. Per me è stata una boccata di ossigeno!

“…avere il sole, la libertà e un piccolo fiore”

Ho avuto in dono un mazzetto di giunchiglie da Lina, grazie all’intercessione del marito Luigi. Trovo i fiori, ieri chiusi, meravigliosamente sbocciati stamattina: di un intenso giallo, il mio colore preferito, sono un inno all’ottimismo. Mi documento per saperne di più e scopro che, donati in bouquet, augurano una sorte benevola, proprio quello che ci vuole, in questo periodo! (un singolo fiore simboleggia desiderio amoroso). Il fiore appartiene alla famiglia dei narcisi, di cui è una varietà, ma il proverbio dice: “Se tutte le giunchiglie sono narcisi, non tutti i narcisi sono giunchiglie”. Un gioco di parole che allude alle differenze, di cui una è rappresentata dal colore, solo giallo per le giunchiglie. Il che mi fa pensare come a volte bisogni aguzzare la vista per cogliere dei dettagli, anche riguardo alle persone. Ad esempio Luigi ha colto il mio desiderio di ricevere dei fiori. Mentre io chiacchieravo con la moglie, buttando gli occhi sul giardino, ha intercettato il piacere che mi avrebbe fatto un omaggio floreale… prontamente esaudito. Perciò grazie a entrambi, ma soprattutto a lui che ha avuto un’attenzione in più. A onore del vero, Lina si è offerta di andare a disotterrare bulbi di iris, cosa che ha fatto, raddoppiando la mia soddisfazione e gratitudine. Tra poco vado a mettere a dimora anche questi, che il prossimo anno fioriranno nel mio giardino. Mi sembra appropriato chiudere il mio post, con un pensiero di Hans Cristian Andersen, giunto a proposito: “Vivere non è abbastanza… bisogna avere il sole, la libertà e un piccolo fiore”.

Protagonista, il gatto!

Una lettera pubblicata ieri sul quotidiano la tribuna mi ha ricordato che lo scorso 17 febbraio era la Giornata nazionale del gatto, nata in Italia nel 1990. A una gattofila come me non doveva sfuggire, rimedio con il post odierno. Non è un caso se le persone che frequento più intensamente convivono con uno o più felini: Lisa, Lina, Erica, Adriana, Serapia, Antonietta, Vilma… e la catena si allungherebbe se includessi quelle che il micio lo hanno avuto prima di perderlo. A me è capitato un mese fa, quando Puma mi ha lasciato improvvisamente, dopo oltre un decennio di reciproca amicizia, intensificatasi durante questi lunghi mesi di lockdown. Per questo sono contenta di essere stata invitata dalla maestra Luisa, a incontrare i suoi alunni di quarta elementare nell’ambito di una ricerca storica che riguarda anche i felini. Io ne parlerò dal punto di vista emozionale. Del resto anche gli artisti amano il gatto, protagonista di poesie, dipinti, canzoni. Io lo amo da sempre, per ragioni oggettive ed anche istintive. Ne ammiro l’eleganza, la flessuosità… ma soprattutto lo spirito di indipendenza che cerco di riprodurre nel mio privato. Alda Merini, a chi le chiedeva perché amasse gli animali, rispondeva: “perché io sono uno di loro”. Innumerevoli sono i mici passati per casa, dato che la simpatia verso questo ed altri animali era anche dei miei genitori. Una delle mie prime foto in bianco e nero mi ritrae mentre tiro la coda a un gattino e tuttora per casa ho ritratti e fotografie degli amici a quattro zampe, praticamente in ogni stanza. Ho fatto stampare la foto di Briciola, un dolcissimo soriano tigrato su una maglietta, mentre un artista di strada ha riprodotto su un sasso le fattezze del mio amatissimo Sky. Ovvio che ho scritto e dedicato poesie ai miei animali: anche se la loro vita si è conclusa, continua la mia gratitudine per il bene che mi hanno fatto.

Marzo e Frecce Tricolori

Oggi è il sessantesimo compleanno delle Frecce Tricolori, un vanto per l’Italia e un messaggio di speranza che giunge all’inizio di Marzo, per antonomasia mese della rinascita. Sento la notizia in tivu, mentre sorseggio il cappuccino e resto avvinghiata allo schermo per seguire le acrobazie compiute dal cielo su diverse città italiane anche in quest’anno di pandemia, l’ultima sulle Dolomiti per i Campionati del mondo di sci alpino Cortina 2021. Spettacolare anche quella su Roma capitale, lo scorso 2 Giugno, anniversario della Repubblica Italiana. La Pattuglia Acrobatica, nata il giorno 1 Marzo 1961, si esibisce su 48 Paesi, emozionando migliaia di persone. Una volta è capitato anche a me, inconsapevole, di vedere alzarsi la squadra di aerei dal Parco Hemingway di Lignano Sabbiadoro: un coinvolgimento totale, indimenticabile! Per questo stasera, su Rai Storia (54) alle 22.10 seguirò il documentario “Sessant’anni in volo”. Un mio alunno, alle medie coltivava il sogno di diventare pilota. Credo sia rimasto un sogno, che mi auguro abbia raccolto qualcun altro, perché professione e passione sono indispensabili, al netto di un duro addestramento. Lavorare in cielo deve essere bellissimo… ma anche chi lavora da terra, in questo ambito, ha soddisfazioni particolari. Le donne sono presenti e rappresentate alla grande dal capitano Liberata D’Aniello, sentita durante l’intervista televisiva. Bene, Marzo e Frecce Tricolori mi sembra una bella accoppiata… per guardare avanti!

La Natura parla

Ultima domenica di febbraio: bene, tra un mese sarà Primavera e la Pasqua sarà alle porte. Sono indizi positivi verso la bella stagione, che già si preannuncia. Stamattina, verso le sette c’era una luce stupenda che sembrava uscire dalla terra, avrei voluto fotografarla ma la temperatura era bassa per uscire in pigiama. Cercherò nel mio archivio fotografico qualcosa che renda l’idea. Le prime creature ad accogliere il giorno sono gli uccelli, che saltellano da un ramo all’altro inviandosi messaggi. I miei canarini, ospitati nella voliera mobile in ripostiglio, aspettano che mi alzi, per mettersi in movimento. Gli accendo la radio, per sollecitare l’ugola. Anche oggi conto di dedicarmi al giardinaggio: devo trovare un posto dove trasferire dei bulbi di narcisi piccoli e profumatissimi che Pia mi ha regalato di recente, ripulire dal secco i gerani grandi, smuovere la terra alle fragole, spostare vasi, fare assemblaggio di piantine… ecco, almeno loro non sono tenute al distanziamento. La gente comincia a muoversi anche fuori città, io abito a ridosso di campi e noto un certo passeggio, con e senza cani: comprensibile, dopo un anno di lockdown! Certo che le scene di zuffe trasmesse in tivu qui sono, per fortuna (e per il momento) fuori luogo. Prima mi infastidivano le voci di chi parla, o peggio telefona, per strada; ritengo di essere diventata più tollerante, ma continuo a considerare un valore la discrezione, per cui saluto volentieri chi cammina a testa alta, senza orpelli tecnologici. D’altronde, per sentire la natura, bisogna prestarle orecchio…

Grovigli

Ho un amico che usa spesso la parola “grovigli” per alludere al suo intricato quotidiano, sovrabbondante di impegni e avaro di tempo libero. Non mi ero accorta di quanto gli intrecci possano essere interessanti, almeno quelli delle piante che assecondano la natura. È il caso del mio glicine, accanto al quale trovo ristoro e leggerezza. Sottoposto di recente a potatura per contenerne l’esuberanza, ho fatto sostituire i pali logori del traliccio originario attorno al quale si abbarbicava, con altri di resistente castagno. Ai quattro cantoni, quattro vasi di ridenti pansè sopravvissuti all’inverno e il cielo azzurro sopra la testa. Temperatura gradevole e i canarini che cantano a squarciagola. Cos’altro posso desiderare? Ora mi godo questo quadrato di benessere dove centellino il mio tempo migliore, contando sull’imminente Primavera. Sarà un piacere condividerne lo spazio con chi verrà a farmi visita.Tornando ai grovigli, la parola me ne evoca un’altra, pure cara al mio amico, che è abbracci, tema di una mostra di pittura. Trovo che i due termini, legati da una certa musicalità, non siano antitetici, ma siano in qualche modo legati se riferiti al percorso sentimentale che oggi, in tempo di pandemia bisogna affrontare per esprimersi a livello emozionale: accettare i grovigli, come il glicine, per meritarsi infine l’abbraccio liberatorio. Incrociando le dita, perché succeda davvero!

Al male non c’è mai fine

Attanasio e Iacovacci, l’arrivo delle bare nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri: è il titolo del breve video de IL GAZZETTINO che vedo in internet sul funerale dei due servitori dello Stato rimasti vittime di una imboscata in Congo. Immenso dispiacere per queste vite rubate, lontano da casa e dai propri affetti, oltretutto impegnate in una missione di pace. Quando ero in servizio a scuola e facevo Geografia in terza, l’argomento erano i Paesi Extraeuropei, considerati velocemente per motivi di tempo. Ero solita chiedere di rispondere ai dati di quella che chiamavo “carta d’identità” della nazione, che considerava: superficie, popolazione, densità, economia….forma di governo, voce sulla quale avevo ed ho tuttora delle perplessità. Riguardo al Congo trattasi di Repubblica democratica. Sappiamo che il continente nero è stato depredato e colonizzato dagli Europei (Italia compresa, nel Corno d’Africa) e che la decolonizzazione ha lasciato strascichi pesanti… però riconoscere al Congo odierno una patente di democrazia mi pare fuorviante. D’altronde per fare Geografia bisognerebbe andare sul posto e verificare di persona. Neanche Luca, il diplomatico italiano, padre di tre bambine e Vittorio, il giovane carabiniere che gli faceva da scorta, in procinto di sposarsi, pensavano al rischio di un’imboscata, durante una missione di pace avvallata dall’ONU, durante la quale ci ha rimesso la vita anche l’autista. La vedova di Luca Attanasio, Zakia Seddiki sostiene “Luca tradito da chi gli era vicino”. Mi auguro si sbagli, sebbene al male non ci sia fine. Resta la grande amarezza di piangere due giovani vite che ritenevano di essere sulla strada giusta della cooperazione ed invece sono state proditoriamente ammazzate.

Novità in giardino e sul blog

Il riordino in giardino, in fase di completamento ha favorito anche il riordino dei contatti. Da ieri l’indirizzo del mio blog si è alleggerito in: verbameaada.com e ha assorbito il sito precedente, con un’area, il mio negozietto, dedicata alla vendita dei miei libri. Praticamente, quello che c’era nel sito http://www.adacusin.com con qualcosa in più (e la pubblicità in meno). Il motivo per cui ho proceduto così è che posso giovarmi del supporto prezioso di Manuel (la più importante eredità professionale) e la constatazione che avere il blog mi fa bene. Trascorsi otto mesi dall’apertura (fine giugno 2020) non ho mancato un appuntamento, conto sugli interventi di una rosa di commentatori, visite e visitatori sono considerevolmente aumentati. A questi silenziosi “clienti” della mia pagina, rivolgo l’invito a farsi avanti, per unirsi in una cordata di riflessioni a volte profonde, altre più light che danno la piacevole sensazione di essere una squadra. Senza onori e senza oneri. Provo una particolare soddisfazione, quando si verifica uno scambio di pensieri tra chi commenta, anche se non si conosce di persona; allora ho l’impressione di tenere una rubrica, nella quale io lancio il sasso ma sono le considerazioni altrui a muovere le acque. Perciò grazie tante ai fedeli amici di penna (forse dovrei aggiornare l’espressione) “in servizio”: Lucia, Martina, Marcella, Manuel, Piero, talvolta Serapia, Rossella, Antonietta, Adriana… e a quelli che commentano fuori del blog, cui spalanco la porta: Pia, Paola, Adriana… noto che gli uomini scarseggiano: fatevi avanti, altra metà del cielo! Oggi la giornata è splendida! Ne approfitto e vado a mettere a dimora un sacco di bulbi di Iris e di Tulipani, comprati al mercato locale, per completare il maquillage del giardino, dove mi auguro di scrivere i prossimi post. Buona giornata a chi mi legge e pure agli altri.

Nostalgia di giostre e sagre

Un articolo letto stamattina mi riporta alla mia infanzia. Una giostraia si lamenta di non poter lavorare, anche se la sua attività si svolge all’aperto. Di 25 manifestazioni in programma l’anno scorso ha potuto farne solo due. Annullate fiere, sagre, festeggiamenti e occasioni d’incontro, anche il settore del divertimento piange. Risaputo che il distanziamento è d’obbligo sia dentro che fuori, non vedo come potremo rimediare alla mancanza dei contatti sociali e/o allo stress da smart working (lavoro da casa). Non sono mai stata grande frequentatrice di sagre da adulta (salvo per gustare manicaretti sul posto) e non mi attraevano da bambina giochi e bambole delle bancarelle che delimitavano l’area del parco giochi allestito per la festa, di solito in onore del santo patrono. Salvo in una circostanza, che racconto. Mia madre era friulana, molto attaccata a sua madre, mia nonna Adelaide, che andava a trovare tre/quattro volte l’anno, accompagnata da mio padre Arcangelo che guidava la Topolino color ciclamino. Se lui non era disponibile, osava coprire i circa 100 km da Cavaso a Pravisdomini da sola in Lambretta, con me sul sellino posteriore. Succede che una volta i miei genitori si imbattono in una sagra paesana dalle parti di Sacile dove incontrano delle persone che gestiscono un chiosco di tirassegno, con regali annessi, bambole comprese. Caso, abilità… o generosità, sta di fatto che mio padre vince due bambole giganti, una per me e una per mia sorella. Naturalmente da collezione, chiuse dentro una grande scatola che si apriva a libro. Un bel ricordo di una sagra dove le emozioni erano di casa. Bambole a parte, spero che le feste genuine riprendano.