Vita negata

È angosciante sentire parlare pressoché ogni giorno di femminicidio (anche se altre tragedie familiari incombono) e considerare quanto le donne siano in generale esposte a violenza fisica e/o psicologica. Tra i troppi casi di cronaca nera, mi colpisce particolarmente quello capitato a Genova: Clara, 69 anni, è stata accoltellata nel suo negozio di pantofole dal compagno. Dettaglio macabro: si era già pagata il funerale, per non gravare sul padre anziano e il figlio ventenne disabile. Ma quanta angoscia deve aver masticato questa donna che descrivono solare e gentile, per pensare alla propria sepoltura, in maniera tanto preveggente? Da come sono andati i fatti, aveva messo in conto la tragica fine che le è capitata. Ora tutti si chiedono se potesse essere salvata, con o senza denuncia delle angherie che il compagno, dedito al gioco le infliggeva. Forse non voleva danneggiarlo, forse ha sottostimato il male che avrebbe potuto farle… e che le ha fatto, sferrandole un’infinità di coltellate (pare addirittura un centinaio) in negozio, dopo aver fatto uscire una cliente! Chissà cosa ci direbbe lei, col senno di poi. Provo a immaginarlo: donne, non amate troppo perché l’amore è cieco e vi impedisce di riconoscere il male che sa camuffarsi bene. Chiedete aiuto in tempo, perché l’attesa di una risposta efficace può essere lunga. Non sacrificatevi per un uomo che non vi rispetta. Per noi fortunate che potremo onorare l’imminente 8 marzo, il compito di indignarsi difronte ai soprusi e di continuare sulle nostre gambe la lotta per il riconoscimento dei diritti umani, primo fra tutti, quello della Vita.

Verso la bella stagione

Dopo tante settimana, oggi scrivo il post all’aperto! Mi godo il tepore del sole e, a tratti, un colpetto d’aria. I canarini maschi sotto il portico cantano e Astro, il vecchio cane diventato la mia ombra, zampetta tra le foglie della recente potatura cui è stata sottoposta la siepe. Dall’alto, nel cielo terso giunge il rombo di un aereo. Nessun altro rumore in questo mezzogiorno di fine febbraio, saranno tutti a pranzo… meno la sottoscritta che, da single, si prende la libertà di mangiare quando vuole. Oggi, viene prima il sole! Spero che sia l’inizio di un periodo all’aperto, di cui godere a casa propria senza mascherina. Nel pomeriggio torneranno i tre ragazzi giardinieri che mi restituiranno i miei spazi verdi e fioriti: non vedo l’ora! Sono stata al mercato di Fonte e ho puntato il banco dei fiori, dove ho acquistato una ciotola di narcisi mignon; astutamente i dieci bulbi sono stati sistemati in un contenitore giallo che allude alla rinascita, alla mimosa e alla non lontana Pasqua. Oltretutto il giallo è il mio colore preferito, a pari merito con il celeste. Che vada a braccetto con l’ottimismo, tanto meglio: sono sicura che ne abbiamo tutti un gran bisogno, per intraprendere col piede giusto il viaggio verso la bella stagione. E che il Cielo ci assista!

Giornata dei Camici Bianchi

20 febbraio 2021, prima Giornata nazionale dei Camici Bianchi, istituita per onorare l’impegno del personale sanitario durante la pandemia. Si celebrerà ogni anno e costituirà solennità civile. Il 20 febbraio è il giorno in cui a Codogno un anno fa venne scoperto il “paziente uno”. Leggo che la legge è stata istituita grazie anche ad un suggerimento di Luciana Littizzetto (umorista, scrittrice, attrice…) e il sostegno della Siae (Società Italiana degli Autori ed Editori), il che mi fa apprezzare ancora di più gli artisti, specie se comici. D’altronde è noto che è più facile far piangere che viceversa. Apprendo la notizia dell’istituzione fella Giornata dei Camici Bianchi dal programma Frontiere e sono d’accordissimo, per ricordare quante persone si sono spese e sono morte lavorando per salvare le vite altrui. Nella Lettera inviata dal Pontefice per l’occasione, estrapolo queste parole: “L’esempio di tanti nostri fratelli e sorelle… è motivo di riflessione di fronte a tanta oblatività”. (oblatività = generosità assoluta). Dall’inizio della pandemia sono morti 273 medici e quasi 90.000 sono gli operatori sanitari contagiati, secondo dati desunti dal web. Senza ombra di dubbio, ritengo doveroso riconoscere il valore di tante persone che si sono date, incondizionatamente. Emblematica la foto dell’infermiera crollata sulla tastiera del computer per la stanchezza. Lavorare con gli ammalati è un lavoro ad alta componente etica, esercitato in condizioni spesso precarie. “Curare obbligatorio, guarire quando si può, amare sempre”, è il monito di un medico citato da Michele Mirabella durante la trasmissione, che immagino ampiamente condiviso a livello sanitario. Concludo, con la speranza che il piano vaccinale proceda rapido, così da alleggerire la vita a tutti, camici bianchi compresi.

Amore “bestiale”

Sono sincera: di rado mi commuovo, leggendo il quotidiano. Piuttosto è plausibile che mi irriti o che qualche notizia mi indigni… però un nodo alla gola mi prende quando leggo: Salvato in Friuli Resiste nel bosco al gelo per 7 notti “Sono vivo grazie al mio cane Ash”, pag. 19 di la Repubblica, venerdì 19 febbraio 2021. È la disavventura successa a un 33enne triestino, a 700 metri di quota, scivolato in un canalone, con frattura della caviglia e altri traumi. Unica compagnia, il cane Ash, un piccolo meticcio con cui ha condiviso sette notti “tenendosi caldo a vicenda” con temperature sottozero e cellulare senza rete, come succede nelle situazioni sinistre. I soccorsi, allertati dalla fidanzata, hanno permesso il salvataggio dell’escursionista e del suo fedele amico a quattro zampe. Un esempio di amore incondizionato da parte degli animali, che anch’io ho sperimentato, in situazioni per fortuna ordinarie. Ho perso Puma, la mia gattina di 11 anni, due settimane fa. Era cardiopatica e non lo sapevo. L’intervento del veterinario non me l’ha restituita, come speravo. A proposito di calore reciproco, Puma aveva l’abitudine di infilarsi sotto le coperte e di posizionarsi all’altezza della mia anca affetta da artrosi, procurandomi una benefica sensazione di tepore. Meglio della seduta di magnetoterapia. Un animale è un grande bene, per il corpo e per lo spirito. Dalla notte dei tempi, attraverso san Francesco e tutte le persone sensibili (che non sono mai troppe!)

Tempo di potature

Oggi, giardinaggio! Tre baldi giovanotti che rispondono al nome di Diego, Devis e Davide si stanno occupando di rivitalizzare il mio giardino: potare la siepe, cimare gli arbusti, contenere l’espansione del glicine, selezionare i rami buoni delle Ortensie… un sacco di interventi su uno spazio di medie dimensioni, riempito troppo nel tempo. Da sola non saprei occuparmene, oppure ci vorrebbe un tempo infinito. Mi basta dedicarmi ai fiori, che non sono pochi. Rinuncio all’orto, che richiede tempo e dedizione. Eventualmente sarei favorevole ad una variante pensile, che mi impedisse di piegarmi, per via dell’artrosi all’anca. Valuterò. Certo che vent’anni fa, quando presi possesso della mia casa a un piano e mezzo, con adeguato scoperto, non pensavo che tenere in ordine la zona verde richiedesse tanta cura… non si finisce mai di imparare! Comunque oggi sono in compagnia e questi tre ragazzi, coetanei di mio figlio, sono un inno alla salute e alla competenza in ambito ambientale, settore che richiede molti interventi in questa coda dell’inverno. Tra una decina di giorni sarà marzo e l’idea mi piace, perché spero ci saranno novità positive per l’economia, la sanità, l’umore. Immagino le prime viole sotto il pino della chiesetta di santa Lucia e le lucertole che scorazzano sulle ruvide pareti esterne del millenario edificio. Mi auguro che Astro, il mio amico cane, sia ancora in vita (va per i 17 anni): lo porterò ad annusare la siepe di bosso e insieme ci stupiremo del ritorno della bella stagione.

Fast food

Rapida puntata al mercato di Bassano. Quando ero in servizio, era una consuetudine lasciare il paesello della Pedemontana, per raggiungere “la città degli studi” liceali ogni giovedì, mio giorno libero e giorno di mercato, il più frequentato dopo quello di Montebelluna, nel raggio di una ventina di chilometri. Stamattina devo vedere Paolo, un ex compagno di classe, che ha un banco di pelli in piazza, di fronte alla chiesa di san Giovanni. Gli devo chiedere conferma di un episodio successo al penultimo anno di Liceo, riguardo il nostro professore di Italiano, cui sto per dedicare un romanzo intitolato… IL PROFESSORE! Parto prestino, per non trovarmi inguaiata nella folla, che verso le dieci sembra un’onda che tracima. Non ho acquisti da fare, salvo il pranzo da prendere alla rosticceria ambulante, già frequentata altre volte. Mai successo: Paolo è al bar, per un giusto ristoro. Provo a raggiungerlo, ma mi va male. Intanto cammino su e giù, scansandomi tra signore elegantissime e vecchiette col deambulatore. L’ artrosi all’anca se ne avrà a male… ritorno al banco e Paolo fortunatamente si materializza, con la coppola color ciclamino e la consueta cordialità. Occhio attento al banco e chiarimento soddisfatto (ma per sapere altro, consiglio di acquistare il romanzo che uscirà dalla tipografia a Pasqua, direttamente dal mio sito e/blog). Intanto si avvicinano un paio di potenziali acquirenti e io tolgo il disturbo. Adesso punto alla rosticceria per il pranzo d’asporto: pasticcio e coscia di pollo per stasera. Sono quasi le undici. Un certo languorino mi consiglia di sostituire cappuccino e croissant con un cartoccio di frittura di pesce: detto fatto! La gentile signora dall’alto del bancone mi fornisce lo stecchino per infilzare le croccanti mazzancolle che vado a gustare su una panchina nel parchetto vicino: lusso da pensionata. Da studente non avrei potuto e saputo apprezzarlo.

Quaresima

Oggi, primo giorno di Quaresima: alla fine dei quaranta giorni arriverà la Pasqua di Resurrezione, che mi auguro sarà anche di liberazione da questa asfissiante pandemia! Abbiamo il nuovo governo ed è partito il piano vaccinale: ho fiducia in Draghi e confido nella collaborazione dei Ministri. Cosa posso fare io, minuscola goccia nell’oceano? Intanto non buttare la spugna, anche se a momenti mi verrebbe da farlo, perché mi sento confinata a vivere come sotto una campana di vetro che sta esaurendo l’ossigeno. Vedo mascherine ovunque che hanno messo all’indice quelle belle del carnevale appena passato. Sono sopravvissuti i dolci tipici, ma consumati con moderazione, considerato che per scaricare l’ansia da covid-19 sono state introdotte molte più calorie. Niente sarà più come prima… l’ottimismo della ragione mi sussurra che potrebbe essere meglio di prima! Magari, intanto cerchiamo di arrivarci! I miei conforti sono i fiori, i colori, scrivere… e avere risposte dai frequentatori del blog: Lucia, Piero, Martina, Marcella, Manuel… Antonietta. Se si aggiunge qualcun altro niente di meglio, la rete di sostegno affettivo si irrobustisce. Altre persone leggono soltanto, oppure mi rispondono a parte, per elegante pudore verbale: Pia, Serapia, Rossella, Paola, Marisa… forse altre che ignoro. Comunque grazie a tutti. L’idea del blog mi ha offerto un ponte da percorrere in buona compagnia. Dall’aula del Senato le dichiarazioni programmatiche del Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi sulla fiducia al Governo fanno ben sperare.

Ultimo giorno di carnevale

Tra i saluti che ricevo al mattino tramite Whatsapp, uno inneggia al martedì grasso, con tanto di mascherine e stelle filanti… Già, siamo all’ultimo giorno di Carnevale, non me ne ero accorta (al netto di frittelle e crostoIi, che non sono i miei dolci preferiti). Mi pare di essere sprofondata in un clima quaresimale da quasi un anno! E c’è chi lo percepisce più ansiosamente di me. Esemplifico: domani a mezzogiorno consumerò un menu turistico (pranzi dal martedì al venerdì) in paese, all’hotel Montegrappa, in buona compagnia di Lucia e Manuel. Ho esteso l’invito ad un’altra conoscente, che solleva dubbi di assembramento. Faccio notare che si mangia bene, la sala è grande e potremo distribuirci su due tavoli. Risposta: verrà a prendere il caffè! Se tanto mi dà tanto, albergatori, ristoratori, pizzerie e tutta la catena del gusto avrà da sopportare il biblico periodo delle sette vacche magre (Genesi). E pensare che la nostra cucina è famosa nel mondo ed era attrattiva per i giovani in cerca di una stabile e remunerativa occupazione! Ci aveva pensato anche mio figlio, che poi ha fatto scelte diverse (ed è comunque a casa, come tanti altri giovani). Che dire? Andrò a mangiare con il cuore in gola, perché ho bisogno di uscire e scambiare quattro chiacchiere… ovviamente abbassando la mascherina solo per mangiare. Al gestore farà piacere vederci e noi faremo girare sommessamente l’economia. In attesa che il vaccino faccia la sua parte e ci restituisca almeno un pezzettino dell’altra lieta vita.

Amarillys, uno spettacolo atteso pazientemente…

In spagnolo “aspettare” si dice “esperar”, perché in fondo aspettare è anche sperare. Così recita un messaggio giunto via Whatsapp, che corrisponde al buongiorno mattutino, interessante se fa riflettere. È quello che è successo, aspettando che il bulbo di Amarillys, messo a dimora a Novembre, desse i suoi frutti: tre magnifici fiori rossi, sbocciati ieri, una meraviglia! Sottolineo tre, che si considera numero perfetto (perché rinvia alla Trinità, se ricordo bene, ma anche per altri motivi). Dante, di cui ricorrono i 700 anni dalla morte, sul numero tre e i suoi multipli ha costruito tutta la Divina Commedia. Il rosso non è il mio colore preferito, ma in questo caso i petali sembrano velluto. Ma ritorno sul tema dell’attesa, che implica anche pazienza, alquanto invocata in questi quasi dodici mesi di pandemia. Mi auguro davvero che si possa recuperare un po’ di libertà di movimento, coniugata con molta attenzione, perché la strada da fare è ancora lunga e dissestata. Mi ispiro alla natura, che riesce a dare frutti meravigliosi insperati. Il bulbo di Amarillys mi ha fatto compagnia in studio, davanti al computer tra la lampada e la fotocopiatrice. Ne spiavo ogni giorno gli impercettibili cambiamenti, che si sono palesati negli ultimi venti giorni. Se potesse parlare, il fusto reggente le tre splendide corolle, potrebbe ampiamente raccontare i miei umori di scrittrice e di poetessa, descrivere il caos sulle due scrivanie, informare sui miei gusti musicali… eccetera. Da parte mia, quando sto con i gatti e i fiori, sono in ottima compagnia.

San Valentino

Amor vincit omnia (L’amore vince su tutto) è una frase del poeta latino Virgilio, sopravvissuta ai secoli e ancora ampiamente usata: perché romantica e rassicurante. Quanto veritiera, dipende dal contesto e dai protagonisti. Anche in questo ambito non sono un’esperta, diciamo che ho delle intuizioni. Esclusa la cotta che presi a 13 anni per il prof di inglese, mi sono innamorata un paio di volte. Col senno di poi, dico meno male perché era un sentimento così totalizzante da impedirmi di provare emozioni parallele. Da adulta, in età non più green, apprezzo la varietà delle nuance in cui si può estrinsecare l’amore, ampiamente inteso: per la natura, gli animali, l’arte, la musica, la poesia… da condividere con persone care, non necessariamente congiunti. Ricordo che a scuola, anni fa il giorno di san Valentino, uno studente gentile regalò un fiore disegnato con le sue mani alle compagne di classe e trovai il gesto molto romantico, perché ci aveva messo del suo. Fiori e cioccolatini (con la frase zuccherosa racchiusa nella pralina) sono fuorvianti, anche se possono far piacere. Sull’argomento sono stati versati fiumi d’inchiostro, stese trame di romanzi, scritte canzoni, per non parlare degli specialisti che si occupano degli effetti collaterali delle pene d’amore. Consiglio di leggere la poesia “Ho bisogno di sentimenti” di Alda Merini. Credo che ognuno dia all’amore uno spazio personale, a seconda della scala dei propri valori, anche in relazione agli eventi che gli capitano. Un po’ di casualità e di mistero non guastano. Magari i santi aiutano…